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venerdì 4 agosto 2017

Luciano Manicardi Uno straordinario quotidiano


3 agosto 2017
Luciano Manicardi
dal sito del Monastero di Bose

Mt 13,47-53

In quel tempo Gesù disse alla folla: «47 il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
48 Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49 Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50 e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. 51 Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52 Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 53 Terminate queste parabole, Gesù partì.

La parabola presenta una scena di pesca descritta con dovizia di particolari. Gesù parla di una sagena, cioè una rete a strascico, normalmente distesa e trainata da due barche oppure calata da una sola barca e poi tirata a riva con una corda. Finita la pesca, si passa alla fase successiva: i pescatori si mettono a sedere e fanno una cernita dei pesci distinguendo quelli commestibili, puri, da quelli cattivi da mangiare o considerati impuri. Quelli buoni vengono deposti in apposite ceste, mentre quelli cattivi vengono gettati nuovamente in mare. Il testo dice che vengono “gettati fuori”, aprendo così questo squarcio di osservazione di vita quotidiana al suo significato teologico: la scena diviene allusione al giudizio, quando avverrà la separazione dei cattivi dai giusti.

Siamo di fronte a un tipico modo di procedere di Gesù: il quotidiano è il materiale di cui Gesù si serve per narrare il proprio ministero e per significare il regno di Dio. Per Gesù il riferimento alle cose e alle attività di ogni giorno costituisce il linguaggio più adeguato per annunciare e rendere presente il mistero di Dio.

Questo ci aiuta a situare Gesù sul piano del quotidiano: un quotidiano che Gesù osserva con attenzione, su cui si sofferma con stupore, che legge con intelligenza, che rivive interiormente facendolo divenire esperienza, che risignifica alla luce della sua conoscenza di Dio e che infine rende linguaggio simbolico che annuncia il regno di Dio.

Gesù non ha solo imparato a discernere e conoscere Dio dalle Scritture e grazie alla liturgia, ma anche a conoscere la concreta umanità dell’uomo grazie alla sua immersione nel quotidiano che ha plasmato la sua umanità calda, piena di simpatia per le persone, soprattutto le più povere e disgraziate: si pensi ai mendicanti, ai malati, ai poveri che Gesù incontrava nel suo passare. Questa doppia conoscenza, dell’uomo e di Dio, porta Gesù a sentire e pensare, parlare e agire, discernere e decidere avendo sempre presenti due criteri di fondo: l’umanità integra, piena, salvata, di ciascuna persona, e il cuore del volere di Dio, quello che è a monte delle leggi e delle tradizioni. E Dio vuole misericordia, non sacrificio, vuole la conversione e la vita del peccatore, non la sua morte. Lì c’è la radice vissuta del doppio comando di amare Dio e il prossimo in cui Gesù sintetizza l’intera rivelazione.

Innumerevoli sono i riferimenti al quotidiano presenti nei vangeli che hanno costituito per Gesù una bibbia “esistenziale” e hanno assunto un significato inedito nel suo parlare alle folle e ai discepoli: gli oggetti di ogni giorno (lampada, moggio, letto, stoffa, abito, rammendo, bacile, bicchieri, piatti, stoviglie, giare di terracotta, monete, brocche e vasi, tombe e sepolcri, legno verde e legno secco, …), i lavori diffusi all’epoca, gli animali (cani, cammelli, volpi, corvi, passeri, avvoltoi, lupi, asini, scorpioni, serpenti, capre e pecore, pesci e moscerini, colombe, maiali, …), le piante e i semi (senapa, grano, zizzania, piante aromatiche, menta, aneto, cumino, gelsi e sicomori, viti e fichi, …).

Si tratta di imparare a trarre cose nuove e antiche dalle Scritture, ma anche di imparare a trarre lo straordinario dall’ordinario del quotidiano.