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sabato 3 giugno 2017

Lidia Maggi e Angelo Reginato "Ecumenismo"


CHE COS’E’ L’ECUMENISMO

Cento anni fa, a Edimburgo, i missionari di diverse confessioni cristiane, riuniti in convegno, si sono interrogati sullo scandalo provocato dalle divisioni tra le chiese.
Come si può annunciare l’unico Cristo e farlo nella divisione? Da quella denuncia è sorto il movimento ecumenico, che mira a superare questa situazione di chiese in conflitto operando gesti di riconciliazione ed invocando l’unità nella fede.

Si sono compiuti numerosi passi in avanti lungo la via del dialogo e del reciproco riconoscimento. Le chiese hanno imparato a parlarsi e ad ascoltarsi. I fratelli separati si sono scoperti fratelli ritrovati. In cammino verso un’unità dove le differenze vengono riconosciute e accolte e non demonizzate. L’obiettivo è, dunque, quello di una comunione nella diversità.

Le difficoltà nel dialogo sono molte. E non vanno taciute. Tuttavia, la sfida ecumenica interroga le chiese ad uscire dalla loro autoreferenzialità per riconoscersi compagne di strada nella sequela dello stesso Signore Gesù Cristo.

Le chiese della riforma, lungo il cammino ecumenico, stanno imparando ad abbandonare un linguaggio apologetico e contrappositivo nei confronti del cattolicesimo per provare ad annunciare la fede a partire dalla propria spiritualità. Non più, dunque, un annuncio finalizzato a spiegare “perché non siamo cattolici”; piuttosto, in positivo, la preoccupazione di raccontare quanto lo Spirito ha detto e continua a dire alle chiese della riforma.

Una parabola

Il percorso di conoscenza reciproca e di concreto avvicinamento tra le chiese non è semplice. Immaginate la situazione di due sorelle separate in giovane età. Non sono importanti le ragioni di questa separazione. Esse conservano ricordi d’infanzia comuni; tuttavia crescono, cambiano e il ricordo dell’altra si fa sempre più vago, fino a diventare un mito, un sogno. La realtà passata che le vedeva unite viene trasfigurata, idealizzata. Non si ricordano più i litigi, le difficoltà, le incomprensioni, ma solo i momenti belli.

Da adulte, poi, le sorelle si rincontrano. Non sappiamo chi ha fatto il primo passo. Chi ha rintracciato l’altra. Le ritroviamo assieme, abbracciate, che si parlano e si raccontano. I ricordi fluiscono. C’è una grossa commozione: baci, gesti affettuosi e il giuramento di non lasciarsi più. Il legame d’infanzia, però, non sembra sufficiente per tenerle unite. Presto le ragazze scoprono di essere molto diverse. Parlare, comunicare diventa sempre più difficile, se si va oltre i lontani ricordi. Così, lentamente, le sorelle smettono, per implicito accordo, di frequentarsi. Si limiteranno, in seguito, a scambiarsi bigliettini d’auguri per Natale e per i compleanni.

La parabola, certo, potrebbe avere uno sviluppo diverso, che permetta di non far morire questa ritrovata relazione. A condizione, però, che le diverse sorelle non si limitino a raccontarsi l’infanzia, ma si soffermino soprattutto su quanto è successo nel periodo della separazione. Analizzino come ognuna di loro ha interpretato il distacco dall’altra; affrontino i rancori, i fraintendimenti. Facciano, cioè, la fatica di non rimuovere il conflitto, ma di affrontarlo, di nominarlo. Un lungo percorso di ascolto e di rivisitazione del passato come condizione per potersi nuovamente parlare, al di là del registro nostalgico sui primi anni d’infanzia.

Foto di famiglia delle chiese

Prima nemiche, poi indifferenti le une alle altre, dobbiamo ricorrere agli album di famiglia per cogliere almeno alcuni tratti della fisionomia delle sorelle.

Tre foto istantanee, per iniziare, possono essere eloquenti della diversità nel vivere la fede, maturata lungo secoli di separazione.

Una Chiesa Cattolica Romana.

Nella prima, sullo sfondo mediterraneo, si staglia una grande cattedrale cattolica. All’interno, lo sguardo è attirato dall’altare e dal tabernacolo. Un prete, vestito con paramenti colorati, celebra l’eucarestia. I fedeli sono in ginocchio; gli occhi fissano il pane consacrato, di cui più tardi si nutriranno.

Una Chiesa Protestante.

Più spoglio il locale di culto che compare nella seconda fotografia, tratta dall’album della Riforma. Senza affreschi né icone: al centro una croce vuota ed un libro aperto, la Bibbia. Gli abiti liturgici del pastore, sono sobri, in genere neri. I membri di chiesa partecipano ad un culto in cui la Parola, proclamata e spiegata nel sermone, accolta con inni e preghiere, costituisce il cuore della celebrazione.

Una Chiesa Ortodossa.

L’istantanea che coglie un frammento di vita ortodossa colpisce per la pienezza. Nella chiesa icone dorate dei vari santi, testimoni della fede e veri e propri maestri spirituali per il popolo cristiano; e poi candele, incensi. La divina liturgia appare ambientata nei cieli, è visione di gloria, è partecipazione al sacrificio celeste perennemente offerto tra le schiere angeliche.

I diversi sensi della fede

Per la chiesa ortodossa l’organo della fede è l’occhio. Per la riforma è l’udito. Per la chiesa cattolica il gusto.

Aver affinato alcuni sensi rispetto ad altri nel vivere la fede, nel celebrare il Dio cristiano, è dovuto, certo, alla cultura dell’ambiente, ma anche ad un interpretazione, ad una sensibilità particolare nell’appropriazione del messaggio evangelico. Interpretazioni generatrici di sensibilità spirituali.

L’ortodossia vive una spiritualità della trasfigurazione: come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, i credenti ortodossi percepiscono la bellezza dello stare con il Signore trasfigurato (Mc 9,1-10). La loro esperienza di fede sottolinea il “già” della salvezza: siamo già risorti con Cristo (Col 3,1); conseguentemente, la chiesa si pone nel mondo come “laboratorio di resurrezione”.

La riforma promuove una spiritualità della Parola della croce: Parola che annuncia la giustificazione degli empi, con-sepolti con Cristo e resi capaci, per grazia, di camminare in una vita nuova (Rom 6,4); Parola che mette a tacere le tante parole, che spoglia le molteplici visioni, che è maestra di sospetto nei confronti delle prestazioni umane, anche quelle messe in atto per guadagnare il Regno.

Il cattolicesimo esprime una spiritualità eucaristica, nella quale il pane spezzato permette, come ai discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35), di gustare la bontà del proprio Signore (Sal 34,9) e, allo stesso tempo, nutre e fortifica il vincolo di comunione e carità nella chiesa e nel mondo.

La fotografia ha il pregio di offrire uno sguardo immediato sulla realtà che si vuole conoscere e di suscitare le prime domande. Per un vero incontro, tuttavia, è necessario approfondire, esercitare un ascolto paziente. Occorre ripercorrere il cammino dell’ “altro”.

Lidia Maggi e Angelo Reginato