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domenica 7 maggio 2017

Enzo Bianchi Lectio divina "Io sono il buon pastore"


👪 IO SONO IL BUON PASTORE (Gv 10,1-13)

La parabola del buon pastore è molto conosciuta, e anche molto presente nei canti e nell’arte cristiana.
In genere il senso che abbiamo assimilato è quello del pastore buono, mite, dolce, pieno di tenerezza. Inoltre facilmente si identifica il “buon pastore” con il ruolo dei “pastori” della Chiesa: a loro spetta il compito di guidare e ottenere obbedienza. Implicito anche il senso del fidarsi della loro voce e della loro onestà. Un uso che non manca di aspetti fragili e forse anche di manipolazioni. Allora abbiamo chiesto ad un esperto di eccezione di aiutarci a capire questa parabola nel senso genuino e nel contesto ecclesiale di oggi. Ringraziamo fr. Enzo Bianchi, monaco di Bose, che ha accettato di farlo con noi. (Roma 5 maggio 2017)

1. Leggere la Parola

1. Siamo a Gerusalemme, e Gesù ha appena guarito in giorno di sabato un uomo cieco dalla nascita, suscitando la reazione sdegnata dei farisei (cf. Gv 9). Per rivelare a chi lo contesta quale sia l’autorevolezza che lo abilita ad agire in questo modo, Gesù pronuncia il discorso sul “pastore bello e buono” (cf. Gv 10,1-21).
2. Il popolo di Israele conosceva per esperienza diretta la vita dei pastori e il loro legame con le pecore: per questo era giunto a rivolgersi a Dio quale “Pastore d’Israele” (Sal 80,1), invocandolo quale Pastore capace di condurre chi confida in lui “sul giusto sentiero, in pascoli di erbe verdeggianti e ad acque quiete” (cf. Sal 23,1-3).
3. Per svolgere questa sua opera Dio si serve anche di pastori umani, che dovrebbero essere nient’altro che mediatori del suo amore, ma che a volte finiscono per “far perire e disperdere il gregge del suo pascolo” (cf. Ger 23,1)…

2. Meditare la Parola

1. “In verità, in verità vi dico”: questa formula solenne con cui Gesù apre la sua rivelazione è un monito alle nostri menti e ai nostri cuori, affinché si dispongano a un ascolto attento delle sue parole. La prima parte del suo discorso è tutta incentrata su una netta contrapposizione tra il vero pastore e chi, pur dicendosi pastore, si comporta come un ladro e un brigante. Il pastore entra nel recinto delle pecore attraverso la sola entrata legittima, la porta, mentre il ladro vi penetra furtivamente, per un’altra via.
2. La conseguenza. Tutto ciò che segue è una conseguenza di tale diversa via d’accesso: il guardiano – cioè il Padre – apre l’ovile al pastore, il quale chiama una per una le pecore, le conduce fuori e cammina davanti a loro: esse, in risposta, lo seguono perché ascoltano e conoscono la sua voce. Ecco descritta la nostra relazione con il Signore Gesù, l’unico vero pastore delle nostre vite (cf. 1Pt 2,25): una relazione fatta di ascolto, conoscenza e sequela fiduciosa, una relazione impossibile da instaurare con chi ci è estraneo.
3. L'immagine della porta. I farisei però non capiscono questa similitudine, e allora Gesù ricorre a un’altra immagine e afferma: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore … Se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Qui le due immagini del pastore e della porta si sovrappongono, fino a costituire un’unità inscindibile: Gesù è “il buon pastore che depone la vita per le pecore” ed è la via che conduce al Padre (cf. Gv 14,6), la via divenuta porta per noi sue pecore.
4. Duplice funzione. Gesù è nel contempo il mediatore della salvezza e la salvezza stessa: la via, lo stile con cui ha vissuto la sua esistenza è divenuta la via sulla quale siamo chiamati a camminare noi suoi discepoli, se vogliamo vedere salvata la nostra vita.
5. Veri e falsi pastori. "Tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati”. Con queste parole Gesù non si riferisce ai personaggi della prima alleanza. Sono infatti certamente passati attraverso di lui i pastori e i profeti fedeli di Israele, da Abramo fino a Giovanni il Battezzatore, ma altri sono venuti con pretese ingiustificate: i falsi messia e i falsi profeti, che cercavano solo la propria gloria (cf. Gv 7,18); i falsi pastori già duramente criticati da Geremia (cf. Ger 23,1-3) ed Ezechiele (cf. Ez 34,1-10)…

3. La Parola illumina la nostra vita

1. Nella Chiesa. Lo sguardo di Gesù va anche ai pastori della sua chiesa, richiamati con parole che costituiscono un severo monito a vigilare sulla loro condotta: “Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Sì, quanti nella chiesa svolgono un ministero di guida nei confronti del gregge sono avvertiti da Gesù.
2. Quale alternativa? L’alternativa è tra l’essere pastori che si prendono cura delle pecore con amore e donano loro la vita in abbondanza oppure essere ladri e banditi, o anche meri salariati, cioè funzionari che si preoccupano di pascere se stessi, sottraendo vita al gregge e finendo per dividerlo e disperderlo. E il modello posto davanti ai loro occhi è uno solo: Gesù, “il Pastore dei pastori” (1Pt 5,4), lui che “aveva compassione alla vista delle folle, perché erano come pecore senza pastore” (cf. Mc 6,34).

4. Condividere

5. Pregare la Parola

1. Gesù, buon pastore, chiamaci per nome e noi ti seguiremo, perché nella tua voce noi sentiamo affetto e rispetto, vita condivisa e servizio paziente e misericordioso: noi vogliamo affidarci solo alla tua guida, tu solo sei nostro vero pastore.
2. Gesù, buon pastore, tu sei la porta ampia dell'accoglienza e della verità, tu sei la porta alla conoscenza della nostra stessa interiorità, tu ci fai sentire amati e custoditi, donaci il discernimento creativo, per liberarci dalla religiosità chiusa e soffocante.
3. Signore Gesù, pastore generoso e nostro redentore, insegnaci le strade che portano ai pascoli della vita; liberaci dalle scorciatoie della superficialità, che ci portano ad essere gregge passivo che si affida mercenari senza amore; tu sei la porta alla vera conoscenza e alla vita piena.
4. Signore Gesù, pastore buono, c'è tanta gente che ha solo incontrato mercenari avidi ed egoisti nella propria vita, sono gli smarriti di tutti i tempi, umiliati e oppressi da una religione fanatica. Dona loro, o buon Pastore, consolazione e speranza, protezione e nuovo coraggio per affidarsi a te, incontrarti e riconoscerti.

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