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sabato 23 settembre 2017

Massimo Cacciari Virtù antiche, virtù moderne


Filosofarti 2017
Lunedì 20 febbraio 2017
Cinema Teatro Delle Arti, Via Don Giovanni Minzoni, Gallarate, VA

Un Teatro delle Arti gremito ha accolto lunedì 20 febbraio 2017 il filosofo veneziano Massimo Cacciari, uno degli ospiti di punta di Filosofarti 2017.
Quest’edizione – sul tema Pandora: nuovi vizi, nuove virtù – ha lo scopo principale, secondo le parole dell’organizzatrice dell’evento Cristina Boracchi, di «descrivere i vizi e le virtù, antiche e moderne, tipiche dell’uomo, rilette alla luce della contemporaneità e creare le condizioni affinchè virtù e felicità coesistano, tema tipico della filosofia di Kant».
Per far comprendere le differenze fra vizi e virtù dell’uomo, l’organizzazione di Filosofarti ha optato per questo confronto a distanza fra due grandi filosofi; Cacciari per le virtù e Umberto Galimberti per i vizi della società contemporanea, che andrà in scena venerdì nel medesimo teatro.
La lectio magistralis di Cacciari si è incentrata quindi sul concetto di virtù, nelle varie interpretazioni filosofiche (come abilità o valore morale per Omero, ‘abito del bene’ per Aristotele o virtù cardinale nella cultura cristiana) e nelle sue contraddizioni: «E’ un concetto talmente abusato che risulta antipatico e viene sempre più osteggiato. Questi inni patetici, citando Scheler, ci hanno stufato», afferma Cacciari il quale, come prevedibile, non ne fa una moralina – per dirla con Nietzsche – bensì un itinerario sulle varie interpretazioni che ha avuto nel corso della storia.
Citando Aristotele, Schopenauer, Marx e soprattutto Nietzsche, arriva alla filosofia (e di conseguenza alla cultura) contemporanea europea, che secondo il filosofo «ha subito una crisi profonda del pensiero. Dopo Hegel, la filosofia è diventata solo strumento per ottenere la felicità. Noi, oggi, dobbiamo essere felici, non potremo mai accontentarci di meno». E così secondo Cacciari, «la virtù è uno strumento per raggiungere la felicità. Essa non predica astinenza o sacrifici nel pensiero europeo».

Marco Caccianiga