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domenica 3 settembre 2017

Enzo Bianchi Discernimento e misericordia, sempre!


Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante - Settembre 2017
di ENZO BIANCHI
dal sito del Monastero di Bose



Nella chiesa viviamo da quasi vent’anni una tempesta riguardo a delitti gravi, che sono avvenuti nel passato e che ancora avvengono, nei confronti di persone che non hanno raggiunto la maggiore età e quindi sovente non sono in grado di vivere nella libertà, ma restano facilmente preda di coloro che, adulti e con responsabilità, detengono autorità e potere. Sì, la piaga della pedofilia è apparsa in tutta la sua mostruosità in diverse chiese, in diverse nazioni e in diverse istituzioni. Con papa Benedetto XVI e poi con papa Francesco la chiesa ha mostrato un chiaro, netto atteggiamento non solo di condanna verbale – come sempre fatto – ma anche di decisioni conseguenti: allontanare chi ha tenuto il comportamento delittuoso dal ministero o dal servizio che aveva nella comunità cristiana e lasciare che la giustizia civile e penale di ogni paese facesse il suo corso senza ostacolarla. Ma la situazione nella quale la chiesa si è venuta a trovare richiede alcune specificazioni, non certo per scusare comportamenti gravemente contrastanti la dignità umana, i diritti dei piccoli e il Vangelo come buona notizia di Gesù Cristo.

Innanzitutto dobbiamo essere consapevoli che la pedofilia è una piaga della società e non riguarda solo istituzioni ecclesiastiche. Basterebbe leggere attentamente il fenomeno di persone abbienti dei nostri paesi che viaggiano a oriente, soprattutto in Thailandia per praticare la pedofilia grazie a un mercato pubblico, visibile immediatamente non appena sbarcati dall’aereo e pubblicizzato con apposito materiale fotografico ad uso dei turisti. In un mondo, in una società di cui la chiesa fa parte questa mostruosità non conosce frontiere e la maggior parte di questi abusi avviene nell’ambito familiare e nel circuito della prostituzione minorile.

Ritengo tuttavia che occorra da parte dei cristiani porsi domande innanzitutto sulle forme di vita di alcune istituzioni e anche, ma ci vuole ancor più coraggio, sulle spiritualità. Non si può infatti condannare, anche con severità, se non si comprendono le situazioni in cui si innescano certe dinamiche patologiche. In molti collegi la vita dei ragazzi assorbiva totalmente quella degli educatori e in quei mondi separati e chiusi sovente trascorreva l’intera esistenza di un adulto. Si entrava in quei collegi a dieci-undici anni, si riceveva l’educazione da persone a loro volta entrate nell’istituzione prima dell’adolescenza e divenuti educatori senza l’esperienza di una vita reale in un mondo non esclusivamente monosessuato, in cui la donna era la grande icona assente. Inoltre la venerazione per ragazzi morti adolescenti e indicati nella spiritualità – meglio, nella devozione – come esemplari in virtù della loro castità e separazione dal mondo delle tentazioni sessuali poteva contribuire a una fissazione, a una cristallizzazione nell’età puberale.

Poi, quando il crimine avveniva, tutta la cultura, sia cattolica che laica, chiedeva silenzio, omertà per non dare scandalo – come se lo scandalo non fosse l’abuso commesso... – e per non accrescere il peso gravante sulle vittime. Quante volte ho raccolto il pianto, la fatica e il dolore di chi era venuto a conoscenza di misfatti ed era invaso dal terrore al punto di tacere… Se poi un vescovo o superiore di una comunità cercava di restare padre misericordioso anche verso il fratello macchiatosi del crimine esecrabile, era tentato di limitarsi a rendere innocuo il colpevole mantenendo però il silenzio. Non possiamo neanche tacere che fino ad alcuni decenni fa la cultura dominante non aveva eccessivi scrupoli in merito, anzi: dovremmo ricordare che negli anni ottanta, quando un parlamentare europeo italiano avanzò una proposta di legge per depenalizzare il reato di sesso con i minori non si registrarono molte voci scandalizzate… Occorre da parte della chiesa, cioè dei credenti, un atteggiamento netto: anche prima che sia accertata la responsabilità penale, quando le accuse sono ripetute e fondate, si dovrebbe sospendere dalle funzioni la persona accusata onde evitare la reiterazione del crimine, prendersi cura delle vittime e non impedire in alcun modo che la giustizia faccia il suo corso. Ma un vescovo o un superiore di comunità religiosa non deve mai dimenticare di essere ministro di misericordia: anche chi ha commesso questi peccati così ignominiosi e gravi deve trovare nella chiesa misericordia, rispetto, attenzione e cura perché sovente chi commette questi delitti è stato in passato vittima a sua volta di comportamenti analoghi e, in ogni caso, mostra di essere affetto da gravi patologie che lo spingono a dominare, sfruttare, cosificare chi è piccolo, debole, privo di capacità di opporsi. Compito arduo ma ineludibile quello di usare discernimento e misericordia, sempre!