Seguici su Twitter Aggiungici su Google+ Iscriviti al Canale Youtube Abbonati ai Feed Registrati per ricevere la newsletter
Pagine del sito   Enzo Bianchi Luciano Manicardi Le altre fraternità del Monastero di Bose don Claudio Doglio Rosanna Virgili Lidia Maggi Brunetto Salvarani

mercoledì 3 maggio 2017

Sorelle Monastero di Bose: Incontro promessa di vita


Luca 1, 39-45

«In quei giorni Maria si alzò in fretta e si incamminò». Maria, che il saluto dall’angelo ha appena riempito di grazia, fa visita alla cugina Elisabetta: ella, che era sterile, nella sua vecchiaia ha ricevuto la misericordia di Dio, la promessa di un figlio, colui che sarà «profeta dell’Altissimo» (Luca 1, 76). I loro grembi sono fatti fiorire dalla presenza del Signore, Parola affidabile che è sempre promessa di vita.

Maria, grembo accogliente in cui viene plasmato il volto del Dio-con-noi, l’Emmanuele, è la figlia di Sion che compie l’attesa del popolo d’Israele (cfr. Zaccaria 2, 14), e insieme figura della nuova Gerusalemme che scende dall’alto (cfr. Apocalisse 21, 2). Maria, la vergine di Nazareth, si muove «in fretta» in vista dell’incontro, appare sospinta, protesa, mossa da un’urgenza che svela una nota qualitativa del suo intimo: porta già Cristo in sé, nel silenzio, nello stupore, nella gioia.

Giunge nella «casa di Zaccaria»: dell’anziano sacerdote e della moglie Elisabetta l’evangelista Luca annota che «ambedue erano giusti davanti a Dio» (Luca 1, 6).

È lo Shalom di Maria, il suo saluto che è “pace”, a riempire la casa, a farsi avvenimento, pace messianica attesa e sospirata da sempre. Ed ecco gli effetti di questo saluto su Elisabetta: il bambino che porta in grembo sussulta, «salterella», danza di gioia alla voce di Maria, riconoscendo e già indicando Gesù il Messia.

Elisabetta, «colmata di Spirito santo», inizia a parlare «con grido grande»: ora è la sua voce a guidarci nell’incontro. Questo incontro è da accogliere come visita del Signore. Non basta che la visita del Signore avvenga, occorre che chi è visitato la riconosca come tale.

L’anziana benedice la giovane e il frutto del suo grembo, il Benedetto. L’approssimarsi di Maria, «la madre del mio Signore», rievoca l’arca dell’Alleanza, il cui passaggio è fonte di esultanza e motivo di benedizione (cfr. 2 Samuele 6).

L’ultima parola di Elisabetta è una beatitudine, l’irrompere della gioia messianica nella storia. Maria è detta beata, e lo è per una sola ragione: perché ha creduto nel compimento della parola del Signore. Si è fidata, si è affidata a quella parola che pure le sarà sembrata così inaudita. Ha avuto fede. E la fede si irradia come desiderio di incontro e canto di lode, che proromperà nei versetti successivi: «L’anima mia magnifica il Signore» (Luca 1, 46).

Ci viene narrato come buona notizia, come Vangelo, un incontro, l’incontro tra due donne che hanno saputo accogliere e riconoscere l’azione di Dio in loro, il germogliare della vita. La vergine e la sterile sono entrambe rese feconde dal fuoco dello Spirito santo che come ombra le abbraccia: l’una si riconosce «serva del Signore», capace di un sì radicale e incondizionato, l’altra ha l’audacia e la tenacia di dire no, perché il nome del bambino doveva essere Giovanni, come era stato annunciato nel tempio a Zaccaria (il quale solo in seguito a quel no può riprendere a parlare, a bene-dire, cfr. Luca 1, 64).

Nell’incontro di queste due donne si dipana la storia della salvezza: il Battista, che con tutta la sua persona si farà «voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore» (Luca 3, 4), ora, prima ancora di nascere, già esulta per l’irrompere dell’oggi di Dio in Gesù.

È Dio che «ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Luca 1, 52), che «ha suscitato per noi un salvatore potente nella casa di David, suo servo» (Luca 1, 69). È Dio che sospinge all’incontro, che invita a riconoscere che ogni incontro è attratto e attraversato dalla sua presenza: ciascuno è chiamato a custodire il fuoco dello Spirito, a lasciare che la sua luce si irradi sul proprio volto, a far regnare la sua presenza in ogni incontro.

Guardando alla visita di Maria a Elisabetta, lasciandoci accompagnare dall’incontrarsi di queste due donne, disponiamo tutto il nostro essere all’ascolto dell’altro, del Signore che ci viene incontro nell’altro, in chiunque altro, vicino o lontano, perché in ogni nostro incontro possiamo trovare e donare gioia, forza, consolazione e speranza al nostro oggi!

a cura delle sorelle di Bose