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giovedì 16 marzo 2017

Commenti Vangelo 19 marzo 2017 III Quaresima


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Commento di Paola Radif
(uscito su Il Cittadino del 19 marzo 2017)

TERZA DOMENICA DI QUARESIMA
Vangelo: Gv 4, 5- 42


Oggi il vangelo presenta un episodio che nella sua prima parte ha due soli protagonisti: è il dialogo ben noto tra Gesù e la Samaritana inserito in un preciso contesto storico-geografico.
Ritornando dalla Giudea in Galilea, Gesù attraversa la Samaria, terra poco ospitale nei confronti dei Giudei per un'atavica ostilità mai sopita tra i due popoli e proprio lì decide di sostare. Al centro della scena un pozzo, quello che Giacobbe aveva costruito a Sicar e a cui le generazioni successive hanno attinto per dissetarsi.
Gesù è Dio, ma è anche uomo, provato dalla fatica e dunque è “stanco del viaggio”. Ha sete e sulla richiesta di acqua si snoda un serrato dialogo: domande, risposte, obiezioni. La donna è sospettosa nei confronti di un Giudeo, ma Gesù mostra di saper tutto di lei e la porta gradualmente ad aprirsi con sincerità. L'annuncio di Gesù è che il regno di Dio sarà per tutti e che ogni uomo potrà pregare Dio nel santuario del proprio cuore, non su un monte, né su un altro: Dio vuole essere adorato in spirito e verità. La preghiera deve sgorgare da noi con limpidezza senza filtri né falsità. Così fu la preghiera di Gesù stesso, che il Padre accolse sempre fino agli estremi momenti della sua vita terrena.
Gesù è venuto per portare la bella notizia a chi attende parole di speranza e, trovandosi nel contesto più adatto a far comprendere che cosa significhi soffrire la sete, annuncia di essere portatore di un'acqua che, contrariamente al solito, disseta una volta per sempre. La curiosità è femmina, si dice, e dunque la Samaritana non fa eccezione a questa fama della categoria femminile. Quell'uomo di fronte a lei la affascina, la incuriosisce, le legge dentro...vale la pena che il dialogo continui.
E continuerà, estendendosi ad altri interlocutori. “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?” Così si esprime ora la Samaritana, smarrita e sconvolta dall'evento straordinario che ha vissuto e ben presto quel “forse” cadrà dal suo vocabolario, trasformando completamente la sua vita e quella di chi troverà sul suo cammino, come lo stesso vangelo riferisce: “uscì allora dalla città e andavano da lui”. Un annuncio, potremmo dire, con effetto immediato!
Frattanto arrivano i discepoli, forse di ritorno da un villaggio vicino. Ora le parole di Gesù sono per loro, ai quali Egli non garantisce un risultato immediato, come non lo è per ogni evangelizzatore o catechista. Lo sguardo di Gesù si posa sui campi dorati di grano maturo ed è facile il parallelo con un altro paesaggio, quello umano, che a lui sta a cuore: “Qui si realizza il detto: uno semina e uno miete”. Nel lavoro dei campi c'è il concorso del lavoro di tanti soggetti: chi semina, chi innaffia, chi concima, chi pota, chi taglia, chi raccoglie. Spesso chi ha seminato non vede il frutto e chi raccoglie non sa neppure quando e da chi la semina sia stata portata a termine.
Così fu per gli apostoli, così per chi amministra i sacramenti, così per chi insegna a pregare ai bambini non sapendo se e quando quel seme di spiritualità uscirà allo scoperto per zampillare come l'acqua viva annunciata da Gesù.

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