Seguici su Twitter Aggiungici su Google+ Iscriviti al Canale Youtube Abbonati ai Feed Registrati per ricevere la newsletter
Pagine del sito   Enzo Bianchi Luciano Manicardi don Claudio Doglio Rosanna Virgili Lidia Maggi Brunetto Salvarani Elenco di tutti i posts

lunedì 6 febbraio 2017

Zygmunt Bauman Società e felicità


Giovedì 2 giugno 2016 uno degli appuntamenti più attesi: la conferenza del sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman dal titolo "Società e Felicità". Una esplorazione delle dimensioni politiche, sociali e culturali del malessere del nostro tempo che prende spunto dal suo pensiero e dalle sue numerose opere.
Bauman, ben noto al di là dei confini della comunità scientifica, ha trovato un pubblico molto vasto anche grazie al fortunato libro "Modernità liquida" uscito nel 2000, in cui attraverso il termine "liquida" spiegava la postmodernità, intendendo con questa metafora le caratteristiche fluide e volatili delle strutture di una società sempre più frenetica. "Il destino della libertà" (Città Nuova 2016) è il suo ultimo libro scritto a sei mani con Chiara Giaccardi e Mauro Magatti.



“La felicità nasce dal dolore, altrimenti è soltanto noia”
di Zygmunt Bauman
in “il Fatto Quotidiano” del 4 febbraio 2017

Pubblichiamo di seguito un estratto da “Meglio essere felici” (Castelvecchi), trascrizione della conferenza tenuta da Zygmunt Bauman (scomparso lo scorso 9 gennaio) il 3 giugno 2016 al festival Leggendo Metropolitano di Cagliari.

A proposito della felicità, esiste soltanto una frase che possiamo pronunciare con la massima certezza e che di solito ci vede universalmente d’accordo. La frase suona: “Meglio essere felici che infelici”. Tutto il resto è controverso.
Kant (…) lo ha sottolineato in un modo molto azzeccato duecento anni fa, affermando che la felicità è un concetto talmente indeterminato che, sebbene ciascuno desideri conseguirla, tuttavia nessuno è in grado di dire in modo definitivo e coerente in cosa consista quel che vuole e desidera veramente.
A mio parere la felicità è un concetto molto familiare e al tempo stesso sconosciuto. Tutti sanno cosa significa, fino a quando non chiediamo a un lui o a una lei, a un singolo concreto, di definire precisamente cosa sia. Generalmente sentiamo una certa familiarità con quel concetto (…). .
Per parte mia, ho esaminato un numero estremamente cospicuo di definizioni della felicità che ogni sorta di consulenti, esperti, ogni genere di libro “fai da te” hanno formulato solo per consigliarci cosa fare per diventare felici.
Queste definizioni sono completamente diverse fra loro, l’una contraddice l’altra. Eppure, malgrado tutte le differenze, vorrei suggerire almeno due categorie essenziali (…).
La prima categoria rappresenta un fenomeno molto attuale, inaugurato dalla promessa realizzata dalla filosofia moderna. La mentalità corrente, infatti, promette una vita con meno disagi e svantaggi, una vita priva di preoccupazioni. Quello che prima era difficile ottenere, che richiedeva un grande sforzo, sia fisico che mentale, e che implicava l’apprendimento di un’enorme quantità di abilità, è diventato per noi sempre più facilmente accessibile. Con l’avanzare del progresso saremo in grado di eliminare tutti gli elementi di tali disagi e svantaggi. E alla fine di questa strada, cosa potrebbe diventare la felicità? Alcune persone sostengono che, se questo accadrà veramente, se davvero saremo capaci di eliminare i disagi e gli ostacoli, allora ciò che otterremo non sarà la felicità, bensì la noia.
Essere annoiati, non avere nulla da fare, svegliarsi la mattina e non sapere come riempire il giorno che arriva (…).
La seconda categoria è stata suggerita da Wolfgang Goethe. Quando ormai era un uomo piuttosto anziano – non vecchio come sono io ora, ma comunque abbastanza avanti con l’età –, un giornalista gli chiese: “Signor Goethe, lei ha avuto una vita felice?”. E Goethe rispose: “Sì, ho avuto una vita molto felice”, aggiungendo però immediatamente che non riusciva a ricordare una singola settimana felice.
Questo è un messaggio molto potente (…): la felicità non consiste nella libertà dai problemi, dalle preoccupazioni, dalle ansietà, ma al contrario sopraggiunge quando superiamo i problemi, le angustie, le difficoltà della nostra vita.
Sono convinto che Sigmund Freud sia stato ispirato da Goethe quando formulò la sua celebre idea secondo cui lo stato di felicità – la continuità del piacere – sarebbe un incubo, peraltro inconcepibile sul piano della realtà. La felicità è un momento, il momento in cui superiamo qualche particolare infelicità. Per esempio, quando soffriamo di mal di denti e, d’improvviso, questo miracolosamente scompare, si dilegua, ci sentiamo felici. Ma immaginate se non aveste avuto il mal di denti e foste invece andati semplicemente a dormire: al vostro risveglio non avreste provato alcuna felicità per via dell’assenza di dolore ai denti. Effettivamente lottare contro queste difficoltà, questi disagi, contro le impasse, le minacce e le paure della vita utilizzando le proprie abilità costituisce la strada per la felicità.
Vi ho presentato queste due categorie: ora fate la vostra scelta!