Seguici su Twitter Aggiungici su Google+ Iscriviti al Canale Youtube Abbonati ai Feed Registrati per ricevere la newsletter
Pagine del sito   Enzo Bianchi Luciano Manicardi don Claudio Doglio Rosanna Virgili Lidia Maggi Brunetto Salvarani Elenco di tutti i posts

giovedì 2 febbraio 2017

Sorelle Monastero di Bose "Trova il tuo tesoro"


Matteo 13, 51-52

Gesù è quello scriba-discepolo che nel suo parlare attinge dal suo tesoro, cioè dalla sua intelligenza, dal suo cuore, cose antiche, le attinge dalla Scrittura di Israele, e le propone agli uomini e alle donne che lo seguono, in una forma e modalità nuove, le attualizza.
Antico e nuovo in Gesù si compenetrano in risposta ai bisogni nuovi di chi incontra, della Chiesa oggi. Questo l’atteggiamento sapiente: fare nuovo l’antico. Gesù è un uomo sapiente, che ha un cuore che sa ascoltare, che osserva e impara dal quotidiano, dalla natura, e da essi trae le immagini per farsi comprendere dai suoi ascoltatori. La sapienza di Gesù non è puro intellettualismo, semplice conoscenza, è la capacità di andare in profondità, di scavare e illuminare il cuore e la mente, di discernere, è l’intelligenza nelle relazioni. Gesù ha un cuore che sente il desiderio, le paure, le incertezze, i dubbi che abitano le persone che incontra e attraverso la sua parola offre loro un orizzonte nuovo, una strada da percorrere, rivela loro una novità di vita in un oggi che può sembrare sempre ripetitivo, antico.

«Avete capito ciò che vi ho detto?». Cosa vuole farci comprendere Gesù? Cosa dobbiamo capire dalle parabole che lui ha narrato? Gesù non narra semplicemente, non solo parla, egli è la Parola, ed è qui, tra noi, per questo: è la «cosa nuova» tra gli uomini per rivelare i misteri del regno dei cieli. E lo fa non solo con le parole ma soprattutto rivela essendo ciò che è: l’uomo Gesù. Egli è l’inviato che svela la volontà del Padre, che non si impone ma invita, mostra una via perché ciascuno possa trovare il proprio tesoro da cui trarre una novità di vita.

Gesù sa che riconoscere la «cosa nuova» non è semplice. Agli occhi degli uomini è nascosta, non appariscente, insignificante: è il granellino di senape, è poco lievito nascosto nella farina, è una perla che nasce nell’ostrica, è un tesoro nascosto in un campo. Gesù ci dice però che, anche se piccola e nascosta, ha una potenza incredibile, ha la forza di far lievitare la farina, di «impadronirsi» del cuore dell’essere umano e di metterlo in moto, di fargli compiere azioni. Dove è il tesoro dell’uomo, là è il suo cuore. Il tesoro è ciò che si reputa senza prezzo, è ciò che supera ogni altro bene. Il tesoro è scoprire ciò che dà senso alla nostra vita, ciò che la orienta e indirizza. Possedere questa perla preziosa significa vivere ed essere in pienezza, è vivere la vocazione alla quale siamo chiamati.

Gesù ci invita allora a conoscere il nostro cuore, a capire ciò che per noi è così prezioso da farci lasciare tutto il resto. Nelle parabole raccontate da Gesù c’è un tesoro, c’è una perla, ma quello che Gesù pone al centro è l’azione che questi provocano nel contadino o nel mercante. Essi fanno una scelta. Quello che conta è la nostra risposta, l’azione provocata in noi. Al discepolo è lasciato lo spazio di libertà di scegliere ciò che vale di più e di conseguenza lasciare ciò che vale meno. Incontrato Gesù, riconosciutolo come novità e tesoro per le loro vite, i primi discepoli si liberano di tutto per seguirlo, cosa che non riesce a fare il giovane ricco che interroga Gesù nel vangelo. Il contadino, il mercante delle parabole vendono tutto ciò che possiedono per lasciare che una ricchezza maggiore li colmi, si impossessi di loro. Il guadagno vero è nel liberarsi del superfluo per fare spazio a ciò che ci dà la gioia profonda, la pienezza di vita.

L’incontro con Gesù, con il suo Vangelo, ci rivela una buona notizia. E questa buona notizia ha il potere di orientare in modo nuovo le nostre vite, di cambiare totalmente la nostra esistenza, di dare nuovo senso a ciò che sembra antico e conosciuto. La preziosità è relativa alla gioia che è suscitata in noi: la gioia ci è procurata dal non fallire la nostra vocazione, perché — come scrive Simone Weil — «quel che conta è non mancare la propria vita». A noi la libertà della scelta che, rinnovata nel quotidiano, diventa perseveranza nella sequela, faticosa fedeltà, che incontra l’accoglienza di Dio, il quale attende con pazienza e non giudica, apre la rete per tutti. Egli conosce i segreti del cuore e invita chiunque a percorrere la strada per uscire dal suo male, con la promessa che il frutto di questa scelta è una gioia duratura, sempre nuova. È la «cosa nuova» dello scoprire ogni giorno l’amore e di credere a questo amore. Così possiamo cantare assieme al salmista: «Nella tua promessa trovo la mia gioia come chi scopre un grande tesoro» (Salmo 119, 162).

a cura delle sorelle di Bose