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venerdì 10 febbraio 2017

I Vangeli tradotti e commentati da quattro bibliste



📚Nuovo appuntamento con i libri di Rosanna Virgili. Oggi  prendiamo in esame "I Vangeli tradotti e commentati da quattro bibliste"



Alcuni estratti
(...) Leggere un vangelo è intraprendere un viaggio, è salire. Si tratta di un’esperienza che aiuta a gettare luce sul Dio in cui crediamo, ma anche sulla nostra identità di uomini e donne credenti. Ogni pagina è un gradino che ci fa salire al di sopra di noi e ci fa scendere dentro di noi. Ogni parola allora appare, come direbbe Simone Weil, una realtà a metà strada tra la pagina bianca e la poesia. Sorge dal silenzio di chi l’ha ispirata, risuona nell’intimo di chi la legge e si libra sulle ali della poesia, quando sposa un cuore capace di tradurla in vita. Che possiamo anche noi, attraversando i sentieri del primo vangelo, fermarci estasiati ad ascoltare il suono di parole semplici, che però hanno dentro il mare, e riprendere il cammino, muovendoci spediti tra la pagina bianca e la poesia.

(...) Questo contatto molto forte con Israele appare nei due titoli «Figlio di Davide», appellativo fortemente messianico, e «Figlio dell’uomo», titolo che rimanda alla figura rappresentativa della comunità dei giusti nella letteratura apocalittica.
Nel vangelo inoltre appaiono dieci citazioni di compimento introdotte da una formula pressoché simile, costruita con il verbo pleróo, «compiere», «rendere pieno», «perfezionare».
Gesù non vuole sovvertire l’ordine costituito, “devitalizzando” la legge contenuta nelle Scritture di Israele. Egli infatti osserva anche usanze prive di fondamento biblico, come il culto sinagogale del sabato, la tassa per il tempio, la benedizione che precede i pasti e i dettagli della cena pasquale.
Il compiere la legge da parte di Gesù si colloca nell’ottica di un’obbedienza fedele che conferma le parole della Scrittura, mettendone in luce il suo sensus plenior.

(...) Che cosa significasse, prima del vangelo di Marco, raccogliere la sfida di “annunciare Gesù Cristo morto e risorto” possiamo solo immaginarlo. Nei testi cristiani antecedenti il primo vangelo scritto (alcune lettere paoline e pochi testi pervenutici indirettamente che oggi annoveriamo tra gli apocrifi del NT) abbiamo a mala pena brevissime notizie biografiche del Nazareno, prevalentemente legate agli eventi della passione, e tutt’al più alcune “parole del Signore” registrate indipendentemente.

(...) Avrei avuto la tentazione di interrompere traduzione e commento nel punto in cui (Mc 16,8) la tradizione testuale più antica e preziosa di fatto chiude il secondo vangelo sebbene la necessità di completezza mi abbia indotta, poi, a continuare. Ma accogliere un finale che (solo in apparenza) termina col silenzio e la paura credo faccia parte della scommessa di affrontare Marco e i suoi paradossi: la sua narrazione spiazzante va insieme al coraggio di mettere in scena una chiesa esitante e non trionfalistica, perseverante nel sonno, nell’indurimento del cuore, nell’ottusità, eppure capace di fare memoria e di piangere, di scrutare bene, di lasciare la parola e l’annuncio alle donne, di includere quelli che per appartenenza, leggi, sangue, impurità dovrebbero stare fuori e invece diventano “quelli attorno a lui”.

(...) Se si leggono di seguito i quattro vangeli, di ciascuno si scopre la nota originale. Di Luca colpisce la mitezza. Irrinunciabile è la definizione che del terzo evangelista diede Dante chiamandolo: «Scriba mansuetudinis Christi». E la lettura viene certamente a confermarlo con diversi elementi. Il primo è la mitezza che Luca mostra verso l’Impero romano ed i suoi uomini. Una benevolenza che talvolta potrebbe sfiorare l’ossequio. Accade all’inizio del vangelo con i racconti della nascita di Gesù e finisce con quelli della sua morte. Alla nascita di Gesù si intreccia un avvenimento – il censimento – che costringe Luca a citare Cesare Augusto (cf 2,1) con l’orgoglio di inserire il piccolo nome e la storia di provincia di Gesù nella serie famosa dei nomi e delle imprese dell’Impero; alla fine, di nuovo, si legge il nome di Cesare, come ad inclusione, citato dai dottori della legge, al cospetto di Ponzio Pilato (cf Lc 23,2) per far presente l’importanza di Roma nella morte di Gesù.

(...) Il secondo elemento di estrema determinazione sta nella rivoluzione copernicana in cui Luca fa ruotare la religione giudaica fino a che non diventi cristiana. Si tratta di quella rivoluzione che dal geocentrismo del tempio e del sacerdozio maschile, come unico canale di mediazione religiosa, si rovescia nella casa e nella vita dei laici che diventano i nuovi intermediari, a cominciare da Gesù (per proseguire con Pietro, Paolo, e tutti gli altri nel libro degli Atti). Tale rivoluzione è una rivoluzione teologica e ha una grande interprete: la donna. Da Elisabetta e Maria ha inizio il capovolgimento: non più il geocentrismo del tempio a simbolo dei circoncisi figli di Abramo, al centro della fede, ma l’eliocentrismo della casa, la Galilea, la folla della strada, di Maria come madre dell’intera umanità, nuovo Abramo per i giudei e i greci.

(...) Il quarto vangelo è, da tanti punti di vista, il vangelo dei paradossi, il «vangelo indomabile», dissidente, indipendente. È cronologicamente l’ultimo dei quattro vangeli canonici ma è suo il manoscritto più antico del NT attualmente conosciuto (il p 52 contenente Gv 18,31-33.37-38). È diventato nei secoli il testo forse più importante per lo sviluppo della teologia cristiana – si pensi alla teologia trinitaria espressa nel credo niceno-costantinopolitano, alla cristologia di Calcedonia, alla teologia sacramentaria e, in particolare, eucaristica di Trento – ma i suoi primi commentatori furono gli gnostici come Eracleone.

(...) Visibile nella carne, la Parola con cui Dio si rivela, che è Dio e che è luce e vita per gli uomini (cf 1,1-5), pulsa dunque nelle parole del «discorso» giovanneo, cioè nella sua costruzione della storia di Gesù, rendendola per intero come una «metafora viva» in cui si esprime la trasparenza e tridimensionalità dei fatti del tutto umani della sua vita riconosciuti dall’evangelista come manifestazione piena del darsi di Dio al mondo. Tale ricomprensione della storia si manifesta tanto nella trama quanto nella struttura del testo: la prima, che si presenta come una trama di rivelazione costruita interamente sul tema del riconoscimento di Gesù come inviato e sull’azione conflittuale a prezzo della quale esso sarà raggiunto; la seconda, che si sviluppa corrispondentemente attraverso singole scene di riconoscimento compiuto o mancato.

I Vangeli tradotti da quattro biblisteSommario
Presentazione
Le donne prendono la Parola Pag. 9
La struttura dell’opera » 14
Le autrici » 15
Abbreviazioni » 17
Introduzione generale ai vangeli » 19

VANGELO SECONDO MATTEO
Traduzione e commento di Rosalba Manes » 33
Mappa per orientarsi » 35
Introduzione » 43
Testo e commento » 56

VANGELO SECONDO MARCO
Traduzione e commento di Annalisa Guida » 495
Mappa per orientarsi » 497
Introduzione » 503
Testo e commento » 512

VANGELO SECONDO LUCA
Traduzione e commento di Rosanna Virgili » 775
Mappa per orientarsi » 777
Introduzione » 785
Testo e commento  » 803

VANGELO SECONDO GIOVANNI
Traduzione e commento di Marida Nicolaci  » 1249
Mappa per orientarsi » 1251
Introduzione » 1257
Testo e commento » 1273

Excursus
Profumo di donna » 1669





Le autrici

Rosalba Manes, pugliese, consacrata ordo virginum, ha conseguito il dottorato in Teologia biblica presso la Pontificia Università Gregoriana, dove insegna. Tiene corsi di Sacra Scrittura presso diversi istituti di formazione teologica ed è impegnata in varie forme di apostolato biblico. Ha curato la traduzione e il commento del vangelo secondo Matteo.



Annalisa Guida, campana, laureata in Lettere moderne, è dottoranda in Teologia biblica e assistente alla cattedra di Nuovo Testamento presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, sez. San Luigi. È membro della redazione della rivista biblica «Parole di vita». Ha curato la traduzione e il commento del vangelo secondo Marco.


Rosanna Virgili, marchigiana, laureata in Lettere e Filosofia e licenziata in Scienze bibliche al Pontificio Istituto Biblico di Roma, è docente di Esegesi presso l’Istituto Teologico Marchigiano. Tiene conferenze di carattere biblico in tutta Italia e collabora a diverse riviste. Coordinatrice del volume, ha curato l’introduzione generale ai vangeli, la traduzione e il commento del vangelo secondo Luca e l’excursus finale.



Marida Nicolaci, siciliana, ha conseguito la Licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico di Roma e il dottorato in Teologia biblica presso la Facoltà Teologica di Sicilia, dove insegna. Collabora con varie riviste scientifiche e pastorali. Ha curato la traduzione e il commento del vangelo secondo Giovanni.





Presentazione dei "Vangeli tradotti e commentati da quattro bibliste", all'Auditorium San Fedele di Milano.
Con la partecipazione di Enzo Bianchi, Lucilla Giagnoni
Ecco l'intervento della coordinatrice dell'opera Rosanna Virgili
Moderatrice dell'incontro, Lucia Bellaspiga.

 prima opera completa di traduzione e commento dei Vangeli realizzata da quattro bibliste: Rosalba Manes (Matteo), Annalisa Guida (Marco), Rosanna Virgili (Luca), Marida Nicolaci (Giovanni)
◆ traduzione del testo originale in una lingua italiana fluente e suggestiva, per rendere la sorprendente ricchezza del linguaggio evangelico
 commento fondato su un’accurata analisi del testo, arricchita da sensibilità e intuizione femminili
 particolare attenzione – nei commenti e nel saggio conclusivo – alla presenza straordinariamente decisiva delle donne nel racconto evangelico

Altri assaggi del volume
Indice:
I vangeli tradotti da quattro bibliste
Per la prima volta in Italia appare un’opera completa di traduzione e commento ai quattro vangeli realizzata da giovani donne bibliste. Qual è il senso di tale decisione? In linea teorica poco dovrebbe incidere il genere femminile o maschile di uno studioso, ai fini della realizzazione di una buona traduzione dei vangeli, ma nella realtà concreta questa opzione è assai significativa.
Essa mette in luce, innanzitutto, la presenza ormai affermata e qualificata delle donne nella conoscenza e la competenza della Bibbia, nonché nella docenza e la ricerca delle Scienze ad essa consacrate, fenomeno piuttosto recente e ancora sconosciuto ai più.
La materia teologica e, conseguentemente, quella biblica, sono state per secoli, nella Chiesa cattolica, appannaggio del clero e, quindi, del genere maschile, pertanto difficilmente accessibili, quando non addirittura precluse, alle donne in generale. Con il Concilio Vaticano II la restituzione della Bibbia al popolo di Dio ha contemplato anche i religiosi e i laici e, quindi, le donne, permettendo loro di accostarsi agli studi esegetici, e più in generale agli studi teologici, negli istituti di formazione accademica, come le università pontificie e le facoltà teologiche. Finalmente la donne “prendono la Parola” nella Chiesa. Tale novità ha avuto e continua ad avere la forza di una rivoluzione, destinata a generare cambiamenti radicali nella Chiesa cattolica e, auspicabilmente, anche nelle società dove essa vive.
La parte delle donne
L’entrata in scena delle donne nel mondo degli studi biblici comincia a far vedere i suoi primi frutti. A una passione di rara intensità che esse generalmente mostrano per la Scrittura, si unisce il rigore scientifico custodito da un impegno diligente e tenace, quale la vastità degli studi stessi prevede e chiede. A tutto ciò le donne aggiungono una capacità di intuizione speciale nella comprensione e l’impatto con la profonda e complessa esperienza umana e spirituale che la Bibbia contiene e con l’espressione letteraria con cui essa si consegna.
Trattandosi di una scrittura sapienziale, la Bibbia si presenta, infatti, particolarmente consona all’intelligenza femminile che è fatta di buon senso, intelletto, capacità di discernimento e saggia decisione. Non sarà un caso che, proprio nella Bibbia – fatto altresì condiviso dalle culture dell’intero bacino del Mediterraneo – la donna sia simbolo della Sapienza, quella “fanciulla” che era accanto a Dio mentre creava il mondo (cf Pr 8,22ss.) e da cui ogni inesperto sulla terra prende consiglio per avere la vita (cf Pr 9,1-6). La presenza straordinariamente decisiva delle donne nella storia biblica – da Eva a Maria, passando per Agar, Rachele, Giuditta, Ester, Elisabetta, Lidia, la diacona Febe, e molte altre – ci fa interrogare sul come mai, nella storia della Chiesa, la Parola biblica sia stata negata alle menti e alla bocca delle donne. Non finiremo di chiederci perché mai le donne non abbiano potuto continuare a dare il loro insostituibile contributo alla comprensione, riflessione, interpretazione, traduzione e trasmissione di tale Parola lungo il corso dei secoli.
Le caratteristiche di quest’opera Sullo sfondo di quanto già detto a proposito delle donne bibliste, quest’opera sfrutta la loro originalità a partire dal linguaggio in cui è scritta, sia nella parte della traduzione, sia in quella del commento.
Riguardo la traduzione si evidenzia una resa del sottostante testo originario greco in una lingua italiana corrente e comprensibile a tutti, evocativa di esperienze che il lettore può spontaneamente confrontare con le proprie, ma anche attenta a rendere con massima fedeltà, competenza e arte la ricchezza del linguaggio evangelico, dalle sue arcate narrative alle pieghe più sottili delle sue antiche parole.
Riguardo il commento, poi, lo stile è fluido, la scrittura semplice e chiara, espressione di una sensibilità profonda verso i contenuti che passano attraverso un’analisi filologica e formale, redazionale e simbolica, consapevole e accurata, pregnante di notizie storiche, oltre che di letture teologiche e di un vasto panorama di interpretazioni sapienziali e spirituali.
E come un filo rosso che unisce l’intera opera esegetica, appare manifesta l’intenzione di far emergere la bellezza della narrazione evangelica, la sua organicità letteraria e la forza del messaggio della fede cristiana che si impone a ogni passo, rivelandosi nella sua pienezza, nell’insieme del testo sincronico. In questo intento le traduttrici riescono a dare piena evidenza della diversità delle quattro testimonianze della fede cristiana delle origini, contenute nei quattro vangeli canonici. Una diversità che si illumina con la diversità: quella dei redattori/teologi (i quattro evangelisti) mediata da quella delle quattro traduttrici, ciascuna ricca di una sua particolare nota di perspicacia, intelligenza, conoscenza, riflessione ed esperienza professionale e umana. In virtù di tutto ciò, quanto giungerà al lettore sarà un’autentica “testimonianza evangelica”, simile a quella in cui furono generati, appunto, i vangeli stessi.
Scrittura di periferia Sull’onda dell’adagio di papa Francesco: «Occorre che la Chiesa esca verso le periferie», quest’opera può essere interpretata, innanzitutto, proprio come un atto di “uscita”. I suoi destinatari sono, infatti, certamente i cristiani, cattolici e delle altre confessioni, ma anche i diversi credenti che abitano le nostre società: ebrei, musulmani, buddhisti, induisti e di altre fedi; così come i non credenti, gli agnostici, gli atei o chi non si ponesse alcuna domanda neppure sul senso religioso. Dando per scontati i diversi livelli di interesse e, per così dire, di uso, che ciascuno ne possa fare, come dovrebbe succedere per ogni traduzione dei vangeli, quest’opera vuole aprire una finestra su quella periferia stupenda che è lo spaccato del Vangelo stesso. Periferia che parla alle periferie, Galilea delle genti restituita alle genti. Linguaggio popolare che torna afarsi interprete del linguaggio popolare, cioè capace di farsi comprendere da ciascuno «nella lingua nativa» (At 2,6).
Questo impatto vuole essere promosso da una terza “periferia”: quella delle donne nella Chiesa, ma anche e ancora, in moltissimi casi, nella società civile; quella delle tante donne laiche che lavorano e impiegano un autentico ministero al servizio della Comunità umana, civile ed ecclesiale, non sempre adeguatamente riconosciuto e non senza un oneroso carico di difficoltà e di resistenze; ma anche quella delle donne consacrate – religiose o laiche – che per secoli sono state escluse da qualsiasi forma di approccio allo studio della Bibbia e destinate esclusivamente ai servizi materiali nella Chiesa.
Da questo intreccio di periferie le autrici si augurano che possa venire una nuova beatissima lux sui vangeli.
Una dedica La dedica dell’opera va ancora alla periferia: quella dei poveri, quella degli ultimi, dei lontani, dei deboli, degli esclusi, quella degli oppressi dalle schiavitù di ogni genere. Quella degli abbandonati e dei mercanteggiati, quella di chi è solo al mondo. Il Vangelo dei vangeli è l’annuncio di una consolazione, di una bella notizia: quella dell’Amore che sfida e vince ogni male; quella della Libertà che disperde i malvagi tentativi di oppressione dell’essere umano sull’essere umano; quella della Solidarietà e della Comunione che si inchina a raccogliere, uno per uno, i frammenti esistenziali e morali, i brandelli di carne e di spirito, nel desiderio di congiungerli e articolarli – già e non ancora – in un unico splendido Corpo Risorto.
8 marzo 2015