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martedì 3 gennaio 2017

Giancarlo Bruni “Com’è profondo il mare”


Adria 4 maggio 2012

Giancarlo Bruni della Comunità di Bose

“Com’è profondo il mare”
il bisogno di spiritualità nel nostro tempo

Iniziamo questo incontro in amicizia e in tranquillità per dirci alcune cose.
Io sottolineo subito una cosa: se mi accorgo che qualcuno o qualcuna si appisola abbasso il tono della voce perché non voglio assolutamente sprecare la sua tranquillità; è così raro dormire che quando si vede uno a farlo vien da dire “finalmente qualcuno dorme”.

La crisi dei miti fondatori dell’Occidente

Partirei così: bisogna stare attenti al linguaggio abusato, perché la realtà è che oggi parliamo di crisi. Anche qui un briciolo di umorismo non fa mai male ed io penso sempre a quel grande scrittore italiano così pieno di
aforismi, che era Ennio Flaiano. Tutte le volte che noi diciamo “siamo ad una svolta epocale” “siamo in crisi”, lui raccomandava “aggiungete: come sempre”. Per far capire che in fondo ogni generazione ha il suo tempo di crisi; la crisi è un dato reale, allora bisogna anche, a questo punto, per quanto ci è dato, dare nome alle cose. Crisi, questa parola che vuol dire semplicemente distinguere, giudicare e quindi scegliere in base a più o meno avvertite e puntuali motivazioni, discernere il segno del tempo, segno del tempo che è la crisi.
Ma crisi di chi? Di che cosa? Quale crisi? Questa è la prima domanda. Io credo che, detto in sintesi, - e io qui riassumo dei discorsi culturali che si stanno facendo - credo che siano in crisi i miti fondatori dell’Occidente e i miti fondatori dell’Occidente li possiamo dire in 4 nomi: la Potenza, l’Identità, la Proprietà e il Sacrificio. E’ quindi una crisi di civiltà. La nostra civiltà è fondata su questi pilastri.
Il Potere: dirige la vita chi ha il potere. L’altro grande pilastro è l’Identità.
L’identità è pericolosissima perché l’identità rischia di essere un fatto esclusivo ed escludente. Quindi è la mia identità, ad esempio, occidentale, è la mia identità, ad esempio, religiosa, è la mia identità culturale, è la mia identità economica che può diventare esclusione di chi non riconosco nella mia identità, nei principi, nei codici che mi identificano.
Noi viviamo in questa crisi del potere da un lato e di crisi del principio del potere e del principio di identità dall’altro. Il nostro principio di identità è messo in crisi dal fatto che ormai la globalizzazione è la globalizzazione di religioni, di culture, di colori, di pelli diverse; allora la tentazione è di ritenere esclusiva la mia identità e di escludere. Legata a questa è la crisi della proprietà; questo territorio è mio, questa ricchezza è mia, tanto è vero che abbiamo insistito su questo ‘mio’ e abbiamo, per questo mito della proprietà, che ormai le nostre città, le nostre vite, se stiamo attenti, sono tutte recintate, noi viviamo nella società di attenti al cane. Qui mi rivedo ragazzo, bambino proprio, in un mondo che era quello che era, allora il mare dove abitavo, quindi la Versilia, quelle zone era “le macchie”, come si diceva, erano libere.
Oggi c’è spiaggia pubblica quei 4 metri quadrati, dove è indecoroso andare e tutto è un'altra cosa. Quindi anche il concetto di proprietà, con questa esasperazione del mio o del nostro circoscritto, sta entrando in crisi forse.
Poi l’idea del sacrificio. In fondo il potere, l’identità esclusiva ed escludente, la proprietà, il proprio, l’io non il noi, il mio non il nostro, hanno generato sacrificio, il sacrifico degli esclusi, ma anche il sacrificio di quelli che escludono, al punto che è difficile alla mattina uscire di casa e chiedere a uno come sta, è pericoloso. Quindi c’è questo sacrificare gli altri e questo creare sacrificio. Questo concetto di sacrificio che poi, in nome della potenza, in nome dell’identità, in nome della proprietà, ha portato alla ritualità sacrificale. Dunque pensiamo i nostri monumenti ai caduti. Cosa sono i monumenti ai caduti? Sono riti che cercano di elaborare il complesso di colpa per avere mandato al macello e continuare a mandare al macello tanta gente, soprattutto i giovani. In nome di che cosa? Della potenza, della identità, della patria e della proprietà.