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lunedì 5 dicembre 2016

Enzo Bianchi Tra città e campagna


Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante - Dicembre 2016
di ENZO BIANCHI
dal sito del Monastero di Bose

Eventi recenti – sia a livello nazionale che europeo ed internazionale – ci hanno invitato a riflettere sulla politica in senso alto, anche a partire dal rapporto tra città e campagna, tra metropoli e aree rurali.
A ripensare cioè alla relazione tra la “città”, la polis, e l’insieme della società di cui la politica si deve fare carico. Che cos’è la polis, che ha poi dato il nome alla scienza e all’arte di governare una convivenza civile? È una creazione umana, voluta ed esperita dagli umani nei millenni e che è stata ed è ancora il luogo dell’umanizzazione per eccellenza. È nella polis che gli uomini sono diventati più umani; è nella polis che è fiorita la civiltà, l’arte, il pensiero; è nella città che gli uomini e le donne hanno accresciuto la loro soggettività e hanno saputo intrecciarla in vita comune, dando origine alle istituzioni necessarie per ordinare e difendere la vita, strutturando la democrazia: compito mai definito una volta per tutte e mai portato a termine, ma sempre bisognoso di crescere. Questo cammino di umanizzazione deve proseguire, mostrandosi capace di resistere a ogni tentazione di barbarie, a ogni regressione verso l’animale da cui proveniamo.

Ecco perché quando diciamo “polis” diciamo “politica”, questa responsabilità che nasce dall’appartenenza alla polis intesa innanzitutto come societas e come communitas. Politica, parola che oggi purtroppo, soprattutto per le nuove generazioni, non è più parola significativa e invocata, perché parola intaccata nel suo essere vocazione e servizio, parola che ormai patisce disaffezione e suscita apatia democratica. Ha ragione l’antropologo Marc Augé a denunciare la società attuale come abitante i “non luoghi”, cioè capace solo di sostare dove non c’è legame né impegno. Sicché la politica soffre di astenia, non potendo trovare fondamento in uno spazio che sia veramente una polis. Per questa mancanza di fondamento nel tessuto della città, la politica evade sovente dalla realtà, non è più esercitata nello spazio duro e difficile del calarsi sul terreno delle realtà concrete e vissute dai cittadini, non riesce più a compiere azioni che siano coerenti con le ispirazioni e gli ideali – i grandi principi! – e, al contempo, compatibili con la realtà.

Se la polis è una società, allora occorre innanzitutto, da parte dei cittadini, mettersi a caro prezzo alla ricerca di un orizzonte comune e intraprendere un’azione responsabile conseguente, perché siano praticati cammini di umanizzazione nella società. Si tratta infatti di armonizzare autorità e libertà, iniziativa personale e solidarietà di tutto il corpo sociale, convivenza necessaria e feconda e legittima diversità.

Ciò che si deve fare in politica va fatto non per convenienza, non per debolezza, ma per una convinzione assunta e per una responsabilità democratica. Un grande politico, Dag Hammarskjöld, che molti ricorderanno come segretario generale dell’ONU, ha scritto: “Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto!”. Oggi, di fronte a una polis che si sfilaccia sempre più, che – secondo l’espressione di Zygmunt Bauman – si fa sempre più “liquida”, occorre ridare respiro alla politica astenica, occorre rinnovare il coinvolgimento di ogni cittadino, fino a rifondare una cultura dell’impegno e del servizio della politica, occorre esercitarsi alla creatività, alla diversità, alla complessità per delineare un orizzonte comune, un orientamento che nella polis sappia radunare le forze per la resistenza alle barbarie e per un rinnovato slancio verso una democrazia sempre ripensata e declinata in forme adeguate all’evolversi delle circostanze locali e globali.

Se invece lasciamo che nella polis prevalga l’amore per se stessi, in cui l’individuo cerca solo la propria realizzazione di se stesso, in cui la persona è considerata solo come individuo indipendente da legami vitali che non siano quelli di una micro-tribù in lotta contro il resto del mondo, inevitabilmente finirà per prevalere l’interesse particolare, la logica della concorrenza spietata, la vertigine dell’accumulo finanziario, si avrà come primo risultato nella vita della polis il venir meno della solidarietà, della corresponsabilità, della reale interdipendenza della vita e, poi, si finirà per scivolare nella corruzione, nel latrocinio di cui purtroppo siamo informati, se non testimoni diretti, ogni giorno.