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giovedì 15 dicembre 2016

Commenti Vangelo 18 dicembre 2016 IV Avvento


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Commento di Paola Radif
(uscito su Il Cittadino del 14 dicembre 2016)
Vangelo: Mt 1, 18-24

Per i catechisti

Che Gesù sia il Messia, il figlio di Dio preannunciato dai profeti, salvatore d'Israele, è la tesi che Matteo si propone di trasmettere attraverso il suo vangelo, rivolto principalmente ai Giudei. E questo intento lo si riconosce già dalle prime pagine, dove incontriamo il brano presentato dalla liturgia odierna. Troviamo qui una, per così dire, “annunciazione a Giuseppe” in parallelo con l'annunciazione a Maria che a sua volta Luca descrive nel primo capitolo del vangelo.
L'argomento centrale - e che argomento! - è lo stesso. Dio scende tra gli uomini in forma umana per un progetto d'amore. Per realizzarlo, tuttavia, ha bisogno che cielo e terra agiscano in sintonia. Il figlio di Dio verrà a mostrarci quel che significa amare fino alla piena donazione di sé ma chiede la collaborazione di una donna, che da creatura e dunque figlia potrà scegliere di diventare anche discepola e madre. L'evento turba la giovane ragazza, che tuttavia accetta di farsi dono totale, come il suo creatore e figlio.
Ma Giuseppe? Anche per lui l'apparizione di un angelo diventa la chiave di lettura di un fatto che nessuno, umanamente, avrebbe potuto capire. Il sogno di Giuseppe è un'ispirazione venutagli dal cielo, una spiegazione a tanti interrogativi. “Non temere di prendere con te Maria” gli dice l'angelo e si dissolvono tutti gli interrogativi. Giuseppe si fa custode responsabile e mite della sua promessa sposa mentre Maria, docile, umile e disponibile, accetta tutto ciò che da questo “sì” deriverà e che lei stessa ignora.
Dietro all'adesione al progetto di Dio da parte di Maria e di Giuseppe si riconosce quella fede che può realizzare qualunque cosa, che riuscirà persino a tenere in piedi una madre sotto la croce dove agonizza un figlio, inchiodato perché non colpevole.

Per i ragazzi

Ai nostri ragazzi la scuola e lo stesso progresso scientifico insegnano che bisogna diffidare di tutto ciò che non è dimostrabile e verificabile. Niente sogni o fantasie. Persino con quei cartoni animati o quelle fiabe per bambini popolate da personaggi mostruosi che mai potremo incontrare si vorrebbe dimostrare che essi possono in qualche modo esistere. Parafrasando il vangelo: “Nulla è impossibile a Dio”, alcuni pensano, invece: “Nulla è impossibile all'uomo”.
Paradossalmente, però, raccontando ai bimbi la storia terrena di Gesù, in ambienti laici o poco informati si vorrebbe relegarla ai livelli di una favola magica, in linea con i protagonisti dei racconti che affascinano i ragazzi di oggi con i loro super poteri.
E' necessario invocare dall'alto una saggezza che aiuti genitori e catechisti a far percepire quale differenza s'interponga tra la fantasia umana e la realtà divina pur talvolta incomprensibile. Personaggi che agiscono nella realtà virtuale di un computer non cambiano le nostre vite, al massimo turbano la serenità dei nostri bimbi. Dietro all'azione di Dio c'è, invece, un calore, una storia che lascia tracce profonde, i cui effetti perdurano nei millenni. Le sue parole parlano oggi, e sempre.
Gesù scende tra noi per restarci ed è presente nell'Eucaristia per tenerci uniti a sé. Maria ha accettato di donarlo al mondo, da madre di suo figlio è diventata madre nostra. A lei ci affidiamo e a Giuseppe che ha saputo proteggere il bambino da tanti pericoli chiediamo di saper essere, nel nostro piccolo, custodi della sua Parola.
Se i bambini di oggi lo accoglieranno con amore come co-protagonista delle loro vite di ragazzi e di adulti, Gesù non dovrà più nascondersi in Egitto ma sarà ben visibile nei gesti di amore che nessuno meglio dei piccoli sa fare.


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