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sabato 3 dicembre 2016

Chiara Giaccardi Papa Francesco: un magistero generativo


1 dicembre 2016
dal sito Generatività

A chiusura dell'anno giubilare della misericordia, sollecitati della ricchezza di parole e azioni che lo hanno qualificato, è possibile rileggere il magistero di Papa Francesco alla luce dei caratteri dell'azione sociale generativa (intertemporalità, esemplarità, autorizzazione), che a loro volta ricevono nuova luce dalla sua azione pastorale.


Intertemporalità: il richiamo alle generazioni (intergenerazionalità) è sempre molto presente nella predicazione e nel magistero di Papa Francesco: quando dice che un paese senza vecchi e bambini è un paese senza futuro, per esempio. La consapevolezza del legame orizzontale e verticale tra le generazioni è un elemento qualificante, a partire dall'affermazione che 'il tempo è superiore allo spazio' (EG222): occupare spazi è cercare di fermare il tempo, mentre attraversarli è lasciare che il presente sia un anello tra il passato e il futuro, dentro un tempo 'intero' che chiamiamo eternità, nel quale siamo da sempre e per sempre e che dà senso a ogni nostro piccolo 'ora'. È la dimensione escatologica che fa da cornice a questa catena di momenti nel tempo.

La preoccupazione per le generazioni future e i loro diritti che vanno salvaguardati è un tema centrale, (es. LS 22, 53, 109). La stessa nozione di 'bene comune' è intergenerazionale e molto concreta, anziché universale e astratta (LS CAP. V, Giustizia tra le generazioni).

Le espressioni qualificanti della pastorale di Papa Francesco hanno a che fare con un dinamismo nel tempo: 'Avviare processi', per esempio, significa vedere il futuro nel presente, aprire ciò che sembra già dato, immaginare il cambiamento dove si vede solo uno stato di cose. Lo stesso vale per le persone: guardando qualcuno nella prospettiva del tempo si vede, insieme a ciò che c'è (e soprattutto che manca), anche ciò che può divenire: il tema della gradualità, così frainteso, è un tema 'intertemporale'.

La consapevolezza di un tempo che non è un presente assoluto, e della responsabilità che teniamo per ciò che abbiamo ricevuto e possiamo trasmettere è un antidoto a quell'antropocentrismo dispotico denunciato in diversi passaggi di LS (69; 115; 118; 199; 122) (e giustamente criticato, per esempio, da alcuni teorici del postumano).

Essere consapevoli del proprio limite e darsi un limite sono due atteggiamenti generativi, in feconda tensione con una pienezza che non può mai essere data tutta intera nel presente.

Esemplarità. La posizione di Papa Francesco non cade né nell'intellettualismo né nel pragmatismo: attraverso la dimensione della concretezza, che è sempre un 'concreto vivente', in connessione con tutto, ci indica una via che è insieme singolare e universale.

L'incarnazione di questa via è la figura 'esemplare'. Papa Francesco non si stanca di raccontare storie che riguardano la vita reale di persone concrete, incontrate durante la sua vita come 'esempi' che aiutino a decifrare il presente, trovando nuove vie per rispondere alle sue sfide.

Lo stesso nome che ha scelto per la sua 'nascita' a pontefice è emblema di esemplarità: nell'apertura della Laudato Si leggiamo: 'Non voglio procedere in questa Enciclica senza ricorrere a un esempio bello e motivante. Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. È il santo per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità' (LS10).

San Francesco (richiamato 17 volte nella LS) è l'incarnazione del paradigma della connessione universale: il legame con Dio, con il prossimo e con la terra.

Il 'tutto è connesso' diventa infatti più chiaro quando, da enunciazione astratta, si incarna in una figura con la quale, anche a distanza di tempo, si può entrare in relazione: 'In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore' (LS10).

Francesco è anche il santo dell'innamoramento per il mondo, della gratitudine che si fa canto: 'come succede quando ci innamoriamo di una persona, ogni volta che Francesco guardava il sole, la luna, gli animali più piccoli, la sua reazione era cantare, coinvolgendo nella sua lode tutte le altre creature' (LS 87). 'è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode' (LS 12). Rivolgerci a lui può ispirare un modo nuovo di abitare la terra, di coltivarla e custodirla.

Autorizzazione: Il rischio di ogni autorità è sempre il paternalismo. Proteggere, lasciando però in uno stato di dipendenza, di sottomissione totale. Eppure, anche nella sua lettera pastorale a chiusura dell'anno giubilare della misericordia, Papa Francesco indica in modo molto chiaro qual è il movimento della misericordia: chinarsi per sollevare. E non perché siamo 'buoni', ma perché noi stessi siamo, o siamo stati, destinatari di questo gesto: 'Abbiamo imparato che Dio si china su di noi (cfr Os 11,4) perché anche noi possiamo imitarlo nel chinarci sui fratelli' (MM 16). C'è un elemento 'transitivo' della misericordia: si rimette in circolo ciò che si è ricevuto, e questa azione va ben oltre noi stessi e le nostre capacità. E poi, si solleva chi è più debole perché cammini con le proprie forze, e possa a sua volta chinarsi su altri. Lo si rende non solo destinatario di un gesto, ma titolato a compierlo a propria volta, in quanto rigenerato: 'Qui si percepisce di essere davvero una “nuova creatura” (cfr Gal 6,15): sono amato, dunque esisto; sono perdonato, quindi rinasco a vita nuova; sono stato “misericordiato”, quindi divento strumento di misericordia' (MM 16). La misericordia nutre la libertà e le dà fiducia.

Quando afferma che Papa e vescovi non stanno sopra ma accanto, che la chiesa deve ascoltare il mondo perché ha da imparare, e che il metodo della chiesa deve essere sinodale, basato sull'ascolto e il coinvolgimento attivo dei laici, quando fa appello alla coscienza di ciascuno come luogo dell'incontro con Dio e del discernimento, quando afferma che la missionarietà, l'uscita verso le periferie sono un compito irrinunciabile per la chiesa, anche assumendo il rischio dell'errore su strade non ancora battute ('meglio una chiesa incidentata che ingessata', aveva dichiarato nell'intervista a Civiltà Cattolica), o quando invita le donne a far sentir la loro voce e dare il loro contributo irrinunciabile alla chiesa, o i giovani a essere coraggiosi Papa Francesco assegna un mandato molto chiaro al popolo della chiesa: lo invita a rendersi autore, iniziatore di processi, a prendersi cura, a promuovere la libertà e l'autonomia di tutti. Così come quando in Amoris Laetitia incoraggia le famiglie ferite a non sentirsi 'fuori', in uno spazio 'altro', lo spazio dell'esclusione, ma a entrare in un cammino inclusivo di gradualità, nel tempo.

Autorizzare non è allora operare un condono, un colpo di spugna, o alimentare un individualismo disordinato, ma investire di una responsabilità che assume pienamente il passato, compreso l'errore e il limite, senza rimanere inchiodata e paralizzata, perché sempre è possibile rinascere nell'amore. Perché poco ama chi poco è stato perdonato:

'Dio aspetta il nostro rimetterci in viaggio, ci attende con pazienza, ci vede quando ancora siamo lontano, ci corre incontro, ci abbraccia, ci perdona. E il suo perdono cancella il passato e ci rigenera nell’amore' (Angelus 11/9/2016).

Legenda:

EG: Evangelii Gaudium

LS: Laudato Sí

AL: Amoris Laetitia

MM: Misericordia et Misera