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venerdì 16 dicembre 2016

Brunetto Salvarani Un tempo per tacere e un tempo per parlare


Un invito alla mutua conoscenza in un mondo che fa i conti con la diversità. Storie e volti di dialogo interreligioso e interculturale.
Un libro autobiografico, che non è un’autobiografia: ma piuttosto la constatazione che, guardando gli anni trascorsi dall’adolescenza, l’autore ha attraversato – sempre dalla sua Carpi, sempre da laico, sempre con più dubbi che certezze – diverse stagioni del dialogo.
Da quello speranzoso e ottimista a oltranza di un post-concilio parrocchiale e grintoso a quello aperto a tutto di un Paese che si è trovato da un giorno all’altro religiosamente pluralistico; da quello, denso di angoscia, dopo eventi tragici come quelli dell’11 settembre a quello, continuamente messo in discussione, condannato dal clima culturale generale a essere letto come l’anticamera del relativismo; fino a quello di papa Francesco che invita a camminare insieme senza curarci troppo delle differenze dogmatiche. Tante storie, tanti volti, tante buone pratiche, più o meno riuscite, ma in ogni caso affrontate con passione, l’unica cosa che dà sale a una vita.

Brunetto Salvarani: Teologo, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico. Dirige la rivista QOL. Docente di Missiologia e Teologia del dialogo presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna di Bologna e presso gli Istituti di Scienze religiose di Modena, Forlì e Rimini, fa parte della redazione della trasmissione RAI 2 Protestantesimo ed è presidente dell’Associazione degli Amici di Nevè Shalom – Waahat as-Salaam.
Fra i suoi libri più recenti: La Bibbia di De André (Claudiana 2015), I ponti di Babele (EDB 2015, con P. Naso), L’Imitazione di Cristo (Garzanti 2015), De Judaeis (Gabrielli 2015), Papa Francesco. Il dialogo come stile (EDB 2016), “Molte volte e in diversi modi” (Cittadella 2016, con M. Dal Corso) e Un tempo per tacere e un tempo per parlare (Città Nuova 2016).

Alcuni estratti
(...) A parere di Panikkar, invece, il caso serio del cristianesimo attuale consisterebbe nel suo bisogno vitale di inculturarsi senza troppi timori nelle più frastagliate tradizioni locali, fino a rispondere alle domande: chi è oggi Gesù Cristo per l’Oriente, per l’Africa, per il cristianesimo globale? In chemodo Gesù può divenire realmente il Salvatore per quei popoli, per le nazioni dell’emisfero povero delSud che sono le protagoniste del presente, ma lo saranno ancor più del prossimo futuro? Ovvio che, in tale chiave, l’assise del domani dovrebbe essere un Vaticano III, teso a focalizzarsi sulle tematiche della mondializzazione del vangelo, sullo sforzo di adattamento e inculturazione della liturgia, dell’ascolto della Parola di Dio e dell’essere Chiesa nei più svariati linguaggi e stili di vita. Impossibile, per me, dare ragione all’uno o all’altro: conclusi si trattasse del classico, salomonico pareggio, sebbene a reti tutt’altro che inviolate.
(...) In primis, l’aumento dei fondamentalismi vicendevoli. Abbiamo vissuto in questi anni una stagione in cui le rivendicazioni delle identità sono diventate chiusure identitarie e giustificazione ai rancori di ogni matrice. Il secondo motivo è per il messaggio interculturale che ci viene dal Villaggio della pace. In particolare, negli ultimi anni è emersa una vistosa difficoltà in Europa rispetto al tema chiave dell’immigrazione, con tre ipotetiche soluzioni: il modello interculturale di marca anglosassone, il modello nazionalista-assimilazionista di tipo francese, e il modello non-modello italiano, quello che non decide e continua a vedere l’emergenza sempre e comunque. Modelli diversamente in crisi, oggi.
(...) È questa la categoria interpretativa cui fare riferimento: la trasformazione, il formarsi in maniera continuamente cangiante delle cose. Perché le cose si formano evolvendo: non rimangono statiche, mai.
Anche se ciò contrasta singolarmente con le categorie interpretative che a esse applichiamo: sia da parte islamica sia da parte non islamica, sia come attori sia come osservatori. Troppo spesso, infatti, le precomprensioni (troppo spesso delle comprensioni che arrivano prima dell’esperienza) degli attori coinvolti sono solo degli scatti fotografici, dei fermo immagine che non danno conto della complessità della storia raccontata in quello che, dopo tutto, è un film, in parte ancora da scrivere, e il cui esito sarà frutto dei comportamenti dei diversi attori coinvolti. Se il dialogo interreligioso, soprattutto quello con l’islam, in questi giorni cattivi (Ef 5, 16), è in crisi, lo è in primo luogo perché quanti vi si sono spesi nel mezzo secolo ormai che ci separa dai vagiti iniziali del Vaticano II hanno dovuto prendere atto che esso non si lascia marginalizzare.
(...) Ma soprattutto per il fatto che non capita spesso, nella nostra vita, di imbatterci in figure di quel genere: uno che la Bibbia definirebbe baal chazon, vale a dire uomo di sogni, di visioni, come il patriarca Giuseppe della Genesi; capace di pensare e di agire costantemente in grande, di guardare le cose con un punto di vista altro, quello che immancabilmente ti spiazza, aprendoti all’inedito. E non sai che fare, se ringraziarlo o metterti a urlare.


Indice
Ouverture. All’ombra delle tre Grazie pag. 5
«Ma cosa fai adesso?» » 9
Il dialogo, un racconto di vita » 11
La memoria del concilio » 14
Tanti volti » 19
la vocazione al dialogo
Cristiani e marxisti » 23
Le due fedi » 24
Il referendum » 26
La vocazione al dissenso » 27
I racconti dei Chassidim » 31
Resistenza e resa » 34
La scoperta degli ebrei e dell’ebraismo » 38
Il primo viaggio in Israele » 40
Il muro dei poveri » 43
alla ricerca degli altri
Per monasteri, convegni e riviste pag. 47
Alla sequela dei profeti » 48
«Tutto è crollato» » 53
The times they are a-changin’ » 56
Scritture » 58
In principio era il racconto » 63
Siamo gli ultimi cristiani? » 65
Gesù, la narrazione di Dio » 68
In vista di un nuovo racconto » 70
in ascolto di israele
«QOL» » 75
Una voce ospitale » 77
Tra Ratzinger e Boff » 81
Il miracolo italiano » 83
PdB » 84
Forse » 87
Nevè Shalom - Waahat as-Salaam, il villaggio della pace » 89
Un’oasi di pace » 90
La voce del silenzio, Dumia-Sakinah » 93
Ho sentito parlare di un sogno » 95
La necessità di NS-WaS » 96
Né su questo monte, né a Gerusalemme » 99
Il Segretariato Attività Ecumeniche » 105
Una vocazione che viene da lontano » 109
Il laboratorio veneziano pag. 112
Missione impossibile? » 114
La Chiesa è cambiata! » 115
dialoghi nella società
La Fondazione San Carlo » 119
La Bibbia e le scienze umane » 120
Puntare in alto » 122
Verso il Festivalfilosofia » 124
Gli Incontri cristiano-musulmani di Modena » 127
L’intuizione di Sigillo » 128
Il dialogo della convivenza sociale » 131
Un film ancora da scrivere » 133
Assessore » 137
Una politica scenografica » 139
In un contesto glocale » 142
La Fondazione Fossoli » 145
Una comunità da ricostruire » 148
la scoperta dell ’ intercultura
Pop theology? » 153
Prodotti inutili » 155
La buona novella » 159
La Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico. » 163
Piccoli semi di speranza » 164
Una giornata senza alternative pag. 165
Una ricorrenza simbolica » 167
«CEM Mondialità» » 169
Quel pomeriggio a Parma » 172
Quel padre con la crocetta » 173
Una cultura dell’ospitalità » 176
Memorie pericolose » 178
L’ultimo riverbero » 181
Post scriptum » 183
vivere a BaBele
Muri di vetro, cantieri senza progetto e ponti a Babele » 189
Un pluralismo sottovalutato » 191
Persistenze e novità » 193
Vivere a Babele » 195
Uguali_diversi » 199
Immaginare futuro » 200
Dudal Jam » 203
Andare a Sud » 204
I cristiani del futuro » 206
In missione nel Sahel » 208
La bocca piena di farina » 212
a dialogare s ’ impara
Insegnare teologia da laico in Italia » 217
Nei seminari » 219
Il caso Mancuso pag. 221
La dimensione della laicità » 223
Uomini e profeti » 227
Storie » 228
Senza nessuna voglia di concludere » 231
L’estate dell’islam » 234
Papa Francesco, il dialogo come stile » 235
Le tappe del dialogo » 239
Il dialogo nella diakonia » 242
Un decalogo nel dialogo » 245
Una lunga storia » 247
Accettare il provvisorio » 249
Giorni cattivi? » 251
Non c’è riparo » 252
Cielo e terra nuovi » 256