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sabato 26 novembre 2016

Emanuele Borsotti Ad Te levavi


dal sito del Monastero di Bose

L’Avvento si apre con questo canto di elevazione, con un moto dal basso all’alto, con uno slancio verso una direzione: «a Te…». Con questi versi, tratti dal Salterio (Sal 24,1-3), s’inaugura la celebrazione eucaristica della I domenica di Avvento, parole che costituiscono anche l’in-cantato dischiudersi di un nuovo anno liturgico, tutto proteso «verso di Te».


Ad te: in questa breve espressione, infatti, è già condensato il senso e l’orizzonte di tutta la vita cristiana, protesa verso il Signore veniente.

Verso di te sale la mia voce e il mio canto;
verso di te si spinge il mio sguardo e si levano i miei occhi
(apertis oculis ad deificum lumen, come scrive Benedetto nella sua Regula:
«aprendo i nostri occhi a quella luce divina»);

verso di te si protendono le mie mani, la mia anima, cioè tutta la mia esistenza;
in una parola, verso di te si leva la mia preghiera:
«Salga la mia preghiera, come incenso alla tua presenza, Signore;
il levarsi delle mie mani, come sacrificio della sera» (Sal 140,2).

Questo protendersi verso il Signore, richiama l’immagine dei monaci della Chiesa antica: «Di notte essi stavano in piedi, nella posizione dell’attesa. Si ergevano lì all’aperto, dritti come alberi, con le mani alzate verso il cielo, rivolti verso il luogo dell’orizzonte da cui doveva venire il sole del mattino. Tutta la notte il loro corpo abitato dal desiderio attendeva il levar del giorno. Era la loro preghiera. Non avevano parole. Che bisogno c’era di parole? La loro parola era il loro stesso corpo in travaglio e in attesa. Questa fatica del desiderio era la loro preghiera silenziosa. Erano là, semplicemente. E quando al mattino i primi raggi del sole raggiungevano la palma delle loro mani, essi potevano fermarsi e riposare. Il sole era giunto. […] L’attesa concerne il nostro essere intero. E ciò che ci giunge è precisamente il raggio che, illuminando la palma delle nostre mani e cambiando a poco a poco il paesaggio, ci annuncia che il sole viene, altro da ciò che la notte ci permette di conoscere» (M. De Certeau).

L’attesa è la nota dominante del tempo di Avvento, come ci ricorda ancora l’ultimo versetto dell’introito: «tutti quelli che ti attendono (qui te exspectant) non rimarranno delusi».«Aspettare», ex-spectare, indica il guardare verso quel punto dell’orizzonte dal quale si attende e si spera il venire del Salvatore, del Desiderato, dell’Atteso dei secoli, nell’attesa di qualcosa o Qualcuno, la cui venuta non dipende da noi, ma che sta davanti ai nostri occhi e che già vediamo avvicinarsi a noi.

Aspettare, allora, è sempre questione di cuore e di sguardo, come ben sanno i poeti e gli amanti:

Alla fiamma tremula
d’una lampada d’ebano
gravata dalla notte
ronzante di astri
l’anima diviene
ciò che ascolta.
Solo l’attesa
illumina.
La mia parte
è vegliare. (G. Baudry)





La prima domenica di Avvento prevede l'Introito Ad Te levavi, tratto dal salmo 24(25) vv. 1-3a, mentre il versetto proviene sempre dal medesimo salmo, v. 4.

Si tratta di un brano piuttosto noto, anche perché apre ogni Graduale, essendo il primo canto della prima domenica dell'anno liturgico.

Scritto nel modo ottavo (perfetto), si compone di tre frasi, di cui in realtà la prima è formata da due semifrasi; si sottolineano i due vocaboli conclusivi della prima frase (erubescam) e della terza (confundentur), che sono avvicinati dall'affinità di significato e dalla medesima cadenza melodica.




Ad te levavi animam meam

Deus meus, in te confido, non erubescam

Neque irrideant me inimici mei

Etenim universi qui te espectant non confundentur

- Vias tuas Domine demonstra mihi

et semitas tuas edoce me.


A te, Signore, elevo l'anima mia

Dio mio, in Te confido, che io non arrossisca

e non si prendano gioco di me i miei nemici:

infatti tutti quelli che ti aspettano non saranno confusi.

- Mostrami Signore le Tue vie

insegnami i Tuoi sentieri





Il video proposto è cantato nella notazione del Graduale Novum de Dominicis et Festis, che anche in questo caso ha introdotto alcune modifiche, tra cui spicca l'incipit del brano.



Qui sotto, potete ascoltare il canto nella notazione del Graduale 1974 e consultarne la notazione:


video                                                  ► spartito 1974


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