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mercoledì 12 ottobre 2016

Rosanna Virgili Senza fraternità tutto crolla


Alla radice della crisi esistenziale dell’Europa, e oltre

L’Europa «vive una crisi esistenziale», ha detto recentemente il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker.
Un linguaggio sartriano, da salotto intellettuale primi Novecento, un profumo francese che avvolge il Parlamento di Strasburgo e si annusa sul Belgio, la Germania, l’Olanda, le Nazioni del vecchio Impero austro-ungarico fino a giù là, verso Sud Est, seguendo il corso dell’Istro – il Danubio blu – e giungere al Mar Nero, senza, però, mancare di effondersi anche sull’Italia mediterranea e sulla Spagna meticcia di antiche chiese, sinagoghe e moschee, aperta tra barocco e futuro, tra la Mancia e l’America del Sud, e oggi con lo sguardo fisso nel vuoto, incapace di darsi un governo, dopo una doppia consultazione elettorale.

La crisi esistenziale segnala, normalmente, uno smarrimento, una gigante mancanza di senso, anzi, un senso gigantesco di vuoto, porta di possibili paralisi, di mancamenti psichici e intellettuali. Sembra ieri il 1989, il tripudio della caduta del Muro di Berlino sulle note sconfinate di The Wall, l’estasi musicale dei Pink Floyd. Hey! Teachers! Leave them kids alone (Ehi, professori, lasciate in pace i ragazzi) cantavano e la musica era il portale della Libertà dove l’Europa entrava finalmente tutta abbracciata, nel corpo e nel sorriso, nella Memoria che cicatrizza le ferite e nella Speranza di crescere come un albero dalle radici antiche e profonde. A distanza di meno di trent’anni, quelle brecce di Muro gettano tristi germogli materiali e ideali in tutti i rami dell’albero: dal passo del Brennero a Calais, da Ventimiglia ai 'Prima noi' del Canton Ticino; per non parlare dell’algida Inghilterra, figlia di un 'dio maggiore'!

Oltre ai muri, il difficile collante sociale, la deriva della frammentazione politica e culturale, la radicata presenza dei corrotti e la «la morbosità dell’individualismo» denunciata nella Evangelii Gaudium. «Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà?», ha chiesto papa Francesco ai capi di Stato e di Governo europei guidati proprio da Juncker.

Una domanda che non può non colpire chiunque consideri come propria questa cara 'nonna' e la ami davvero. Vedere i politici europei sbandare di fronte alle forze centrifughe populiste, arrendersi di fronte all’assenza di un’anima e di un progetto organico e vitale per tutta la 'zona', chiudersi nelle rispettive e private ragion di Stato, è veramente triste. «Chi percorra la Francia scopre forse con stupore che, fin dall’ultimo villaggio, su tutti i municipi – inciso sulla pietra, come la legge mosaica – si trovi il motto risalente alla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789: liberté, égalité, fraternité », scrive Christoph Theobald in un prezioso libretto intitolato: Fraternità (Qiqajon, 2016). Il problema sta nel fatto che i tre valori «non si trovano allo stesso livello.

Libertà e uguaglianza dei cittadini, qualora vengano violate, possono essere rivendicate di fronte a un tribunale; appartengono alla sfera del diritto, con i suoi effetti e le sue applicazioni concrete. Al contrario la fraternità, nessuna legge può prescriverla». Senza fraternità è impossibile, però, la coesione sociale e il rapporto con l’altro – che sia il fratello o l’oriundo, il profugo o il musulmano – non vive senza 'cuore' e 'compassione'. «Fraternità, parità e libertà – fa contralto un altro autore, Silvano Fausti –. Pongo prima la fraternità, senza la quale il resto è vacuità».

Di estrema suggestione sono le parole che il noto gesuita italiano rivolge a Voltaire, in una ideale lettera scritta al 'chiaro di luna': «Caro Voltaire, hai curato la libertà, ma trascurato parità e fraternità. Libertà e relazione. Se del relativo fai un assoluto, diventi idolatra. È la morte tua e altrui. Devi coniugare libertà con parità e fraternità. Ma non solo nelle idee, che è già qualcosa. Non ghigliottinarti: la tua testa sia con il corpo, il tuo pensare con l’agire. Non togliere all’umanesimo un Dio ignoto e sempre nuovo. Questi apre l’uomo a libertà senza fine. L’uomo è immagine di Dio. Senza Dio diventa immagine di sé stesso. Specchio che specchia sé stesso.

Nulla. O forse le cornici». È un piccolo gioiello di prosa poetica ( Lettera a Voltaire. Contrappunti sulla libertà, Áncora) in cui le frasi sono come raggi di musica e d’intelligenza: «Eccoci al nodo: Allora il Signore disse a Caino: Dov’è tuo fratello? Egli rispose: Sono forse il responsabile di mio fratello? (Gn 4,9-10). Il resto lo sai già. Basta questo per capire la responsabilità. Se ignoro l’altro come fratello, crolla il castello di 'libertà, parità, e fraternità'».