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lunedì 10 ottobre 2016

Enzo Bianchi Nostalgia di un pastore innamorato della Scrittura


in “Avvenire” del 11 ottobre 2016
di Enzo Bianchi

«Stare tra voi affinché possiamo insieme gustare il conforto, per mezzo della fede vostra e mia» (Rm 1, 12). Il desiderio espresso dall’apostolo Paolo ai cristiani di Roma è lo stesso che animava quarant’anni fa padre Carlo Maria Martini, allora rettore del Pontificio Istituto Biblico di Roma, nel predicare un corso di esercizi sulla lotta spirituale a una comunità di monache carmelitane.
Ed è lo stesso sentimento che abita il lettore nell’accostarsi a queste pagine inedite, letteralmente riemerse da un cassetto dimenticato e proposte con la freschezza del parlato.
Ricordo il sorriso disincantato con cui il neoarcivescovo di Milano mi confidava di stupirsi per la gran quantità di suoi “libri” appena pubblicati: addirittura due case editrici diverse avevano pubblicato quasi in contemporanea gli stessi esercizi spirituali sul Vangelo di Marco traendoli da due distinte sbobinature delle sue meditazioni... Fino a pochi mesi prima della consacrazione episcopale la sapienza evangelica di padre Martini era nota e grandemente apprezzata solo dal ristretto pubblico degli studiosi di scienze bibliche e in particolare di esegesi neotestamentaria.
Eppure chi come me aveva avuto il dono di conoscere più da vicino il gesuita curatore dell’edizione critica del Nuovo Testamento, ben sapeva di quella sua capacità di lettura spirituale della Scrittura, di quell’ascolto con il cuore che condurrà l’arcivescovo di Milano a rendere partecipi anche gli altri di questa passione per la Scrittura, creando la “scuola della Parola” dove tanti, giovani in particolare, avrebbero potuto cogliere il Vangelo nella sua novità e freschezza, capace di orientare la vita di tutti i giorni e di condurla verso una “dimensione contemplativa”, una visione “altra” di se stessi, degli altri e degli eventi del mondo. Così ritrovare oggi quella freschezza di lettura del Vangelo nelle parole pronunciate a una piccola comunità carmelitana fa sì che davvero possiamo sentire che l’uomo, il cristiano, il vescovo Martini sta ancora con noi e ci fa “gustare insieme il conforto” che viene dalla fede nutrita dall’ascolto. Le meditazioni qui riprese ci parlano di una lotta, quella spirituale, che è il combattimento quotidiano di ciascuno di noi, come lo fu dell’apostolo Paolo e di chiunque, come il cardinal Martini, si fa servo della Parola e decide ogni giorno di prendere su di sé la propria croce per seguire Gesù.
La lotta spirituale del cristiano, infatti, non ha alcun senso se separata dal combattimento vissuto da Gesù nella carne, se scisso dalla sua obbedienza fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2, 8), se isolato dall’amore che nutre e sostiene il credente anche e soprattutto nei giorni più oscuri. Così, nella scia della Lettera agli Efesini, Martini parla di combattimento e di armi – corazza, cinturone, scudo, spada, elmo... – così come affronta questioni che solitamente preferiamo avvolgere nell’oblio: le tentazioni, il diavolo e le sue insidie.
Ma il realismo guerriero è solo strumentale alle esigenze evangeliche che richiedono questa lotta senza quartiere: la giustizia, la pace, la familiarità con Dio, l’affidarsi nella fede a rimettere ogni cosa in Dio. Del resto, l’arma suprema che sostiene il combattimento decisivo altra non è che la preghiera, quel fiducioso dialogo con il Signore che ci ascolta e che parla al nostro cuore. Chi ben conosce l’enorme mole di scritti lasciati da Carlo Maria Martini come vescovo e anche le pagine affidate alla stampa dopo il ritiro dalla guida dell’arcidiocesi ambrosiana dirà che in questi testi non vi è nulla che non sia già noto. Eppure leggere queste pagine aiuta a cogliere come dal tesoro della Scrittura «ogni scriba divenuto discepolo del regno trae dal proprio tesoro cose antiche e cose nuove» (Mt 13, 52). È il Martini innamorato della Parola che ritroviamo qui, nella gratuità di una voce libera da preoccupazioni pastorali più o meno immediate, nell’afflato spirituale di chi ha a cuore la propria e l’altrui crescita davanti a Dio, di chi custodisce sì il “sole dentro”, ma vuole anche che illumini e riscaldi quanti gli stanno intorno. Sì, possiamo davvero rallegrarci di ritrovare in queste pagine il Martini che ben conosciamo, l’amante della Parola che ha speso tutta la sua vita affinché la buona notizia del Signore risorto raggiungesse il cuore e l’esistenza di tutti e di ciascuno.

Leggi l'articolo di Avvenire di martedì 11 ottobre 2016 "Martini, con le armi dello spirito"