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mercoledì 14 settembre 2016

Maria dell'Orto Esaltazione della santa Croce


Portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio

Gv 19,17-30
Gesù, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato - e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice:

Si sono divisi tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.

E i soldati fecero così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

La festa di oggi è l’occasione per riflettere sul segno della croce che racchiude per noi la memoria di tutta la vita, la morte e la resurrezione di Gesù, e anche del suo ritorno alla fine dei tempi. Contemplando la croce non dobbiamo dimenticare che è un patibolo per schiavi, uno strumento infamante di tortura fino alla morte, sul quale Gesù, come migliaia e migliaia di altre vittime dell’impero del suo tempo, ha bevuto il calice del rigetto e dell’infamia come un malfattore.

La croce va ascoltata. Essa è icona dell’Evangelo, della Parola della croce, dell’amore che Gesù ha vissuto fino alla fine, amore che è stato più forte della sua vita, e che la sua resurrezione ha rivelato essere più forte anche della morte. La croce, epifania della nostra ingiusta e insensata violenza, per la mitezza con la quale Gesù ha vissuto la sua passione ignominiosa, è diventata anche il segno dell’infinita misericordia di Dio, del suo amore più forte della morte, per noi e per il mondo intero.

Questa è la potenza di Dio che Gesù manifesta sulla croce, e che Dio confermerà risuscitandolo: la mitezza, la forza di vincere in sé, nel proprio cuore umano, ogni desiderio di vendetta e di minaccia, ogni recriminazione verso gli assenti, per fare a tutti misericordia. La capacità di pensare ancora con amore agli altri e di pregare” Padre, perdonali, non sanno quel che fanno”. La mitezza di Gesù è l’icona della indefettibile umanità del Dio d’Israele che Gesù ha narrato dall’inizio e fino al suo ultimo respiro soffocato.

“Quando vedrete il segno del figlio dell’uomo..” dice Gesù per parlare dell’ultimo giorno. Profezia di quel giorno è ogni giorno in cui incontriamo un essere umano rigettato nell’infamia della miseria e dell’esclusione, dell’umiliazione e della violenza. La croce è icona di ogni vittima della storia umana, di ogni grido di dolore che sale dalla terra; e che Gesù ha raccolto nel suo grido; e che Dio ascoltò resuscitando Gesù. La croce è da allora la cattedra di Gesù. Le beatitudini, e ogni sua meravigliosa parola, sgorgano per noi da questo mitissimo volto di Gesù, il volto più umano del mondo, e per questo sono così autorevoli per il nostro cuore violento.

La contemplazione della mitezza di Gesù che fin sulla croce volle e seppe astenersi con tutte le sue forze dal nuocere, persino a che gli stava facendo del gran male, dal minacciare vendetta, e con la sua preghiera aiutò Dio a capire e a perdonare, riveli anche a noi, come al centurione pagano sotto la croce, l’umanità invincibile del nostro Dio, la sua divina potenza che ha amato, e perciò perdonato e salvato, il mondo intero.