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domenica 14 agosto 2016

Enzo Bianchi Il potere di una nuvola di profumo


Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante - Agosto 2016
di ENZO BIANCHI
dal sito del Monastero di Bose

Nella nostra vita monastica, così contrassegnata dal tentativo di spoliazione, di semplificazione di molte cose e così segnata dai lunghi silenzi della sera, della notte e dell'alba, a poco a poco, con il passare degli anni si sviluppa un'amplificazione dell'esperienza sensoriale:
i sensi inscritti nel nostro corpo paiono più allenati all'esercizio, più consapevoli, ma anche più dilatati. Quando, nel silenzio di un tramonto estivo o nella calma postmeridiana della stagione invernale, faccio una passeggiata nel bosco attorno al mio eremo, il toccare la corteccia rugosa della quercia o quella liscia della betulla suscita in me una forte emozione; il guardare l'emergere trionfante di un fiore tra le pietre e gli sterpi di un fosso mi sorprende fino alle lacrime; l'ascoltare nella notte il grido della volpe o il verso ammonitore della civetta mi provoca un risveglio religioso; l'odorare il profumo dei tigli che ho piantato o quello dei castagni resistenti alla malattia o, d'inverno, l'imperdibile aroma del calicanto tra la neve mi fa trasalire… Sì, è un'amplificazione dei sensi provocata dal dare tempo alla consapevolezza, dal nutrire la capacità di attenzione, dal combattere le distrazioni e i pensieri che mi assalgono.

Ma, ormai anziano, confesso che è l'olfatto il senso che più mi intriga. Per Aristotele era il più mediocre di tutti i sensi e anche Darwin lo giudicava un organo più animale che umano. Per fortuna mia e di molti, Proust ha scritto pagine intere sul fascino e il potere degli odori, ben prima che Süskind facesse del profumo non solo il titolo di un romanzo ma la chiave di volta di un'affascinante avventura umana. In verità l'olfatto meriterebbe molta più attenzione da parte nostra: noi, infatti, non solo fuggiamo da odori cattivi e siamo attratti dai profumi, ma in base ad essi ci avviciniamo o ci distanziamo dalle persone, istintivamente, ancor prima che la nostra mente si eserciti a decidere di comunicare o meno.

In ebraico il termine profumo – reach – richiama lo spirito, il soffio, il vento – ruach – anche perché il profumo si espande portato dal soffio, dal vento. Ora, tra questi effluvi ci sono innanzitutto i profumi che abbiamo conosciuto nell'infanzia e che ci accompagnano per tutta la vita: aromi legati ai cibi preparati da nostra madre o dalla nonna, profumi “di casa”. Più tardi abbiamo conosciuto i profumi dell'amore: quelli che noi stessi sceglievamo per profumarci, quelli della persona di cui eravamo innamorati, i profumi di un incontro atteso e preparato… Quale gioia riconoscere la presenza della persona amata attraverso il profumo, prima ancora di vederla! Era come se il profumo fosse l'araldo di una venuta desiderata. Non a caso nel Cantico dei cantici i profumi caratterizzano la stagione dell'amore, sigillano la presenza dei corpi degli amanti, il cui nome è così performativo da essere paragonato al profumo: “Profumo che si spande è il tuo nome!”.

E poi ci sono i profumi che si scoprono incontrando le persone: a volte, sì, purtroppo, odori repellenti che impediscono simpatia, vicinanza, accoglienza; ma altre volte profumi che attraggono, che sembrano chiedere che una persona “odori” l'altra in un guancia contro guancia che dona piacere e gioia. Fino a giungere, privilegio di pochi, alla raffinatezza che di avverte il profumo del corpo, della carne dell'altro come sigillo della sua unicità.

Proprio perché il profumo fa reagire d'istinto, le religioni non hanno potuto farne a meno, così l'incenso o l'olio profumato avvolgono i luoghi di preghiera. Nella liturgia monastica, quando all'alba o al tramonto il fuoco dell'incensiere brucia le essenze straordinarie di rosa, cannella, sandalo e le volute di fumo danzano attorno a noi tutti in preghiera, quasi ci pare di essere in una nuvola, quella della presenza misteriosa di Dio. Forte emozione, che ci fa sentire “altrove” e in un rapporto piacevole con i fratelli e le sorelle. Oserei dire che la nuvola profumata dell'incenso ci aiuta a “far corpo”, a trasformare in un'opera d'arte il nostro stare insieme davanti al Signore nel canto. Sì, un'opera d'arte profumata e che emana profumo!

Ma oggi, quando il senso più colpito da allergie e inquinanti puzzolenti è l'olfatto, oggi che siamo disabituati a discernere gli odori naturali e inibiti dai deodoranti, è ancora possibile avere sentore di felicità attraverso l'olfatto?