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martedì 26 luglio 2016

Il Sae ad Assisi, «crocevia» del dialogo


La Sessione estiva di formazione ecumenica 2016 si tiene presso la Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli (stazione di Assisi) dal 24 al 30 luglio 2016. Il tema è:
"Quello che abbiamo veduto e udito noi l'annunciamo"(1 Gv. 1,3)
Tradizione, riforma e profezia nelle Chiese".
Consulta il programma completo della Sessione - Leggi il Comunicato stampa
Segui i lavori della Sessione sulla pagina speciale



La presidente Montresor: una nuova stagione ecumenica malgrado le difficoltà

Avvenire (Riccardo Maccioni) 24 luglio 2016
Nella città della pace per ribadire la volontà di una testimonianza comune. Il bisogno di confrontarsi, di ricaricare cuore e spirito sullo sfondo di una stagione importante per il dialogo. La 53ª Sessione di formazione ecumenica del Sae (Segretariato attività ecumeniche) che si apre oggi ad Assisi, presso la Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli, arriva in un momento particolare, di "nuova primavera", verrebbe voglia di dire. Si tratta di valorizzarla, senza per questo rinunciare al dovere della chiarezza, testimoniando la ricchezza del patrimonio di fede condiviso e insieme affrontando gli ostacoli più spinosi sul cammino verso l' unità. 
In questo senso, l' agenda, il calendario è ricchissimo di spunti. Il 2016 infatti è Anno Santo della misericordia per i cattolici e cornice, per i cristiani d' Oriente, al Santo Sinodo Panortodosso di Creta, evento storico, sebbene menomato dalle assenze. Nel 2017 invece si celebrerà il 500° anniversario della Riforma protestante anticipato, se così si può dire, dal viaggio del Papa a Lund, in Svezia, il 31 ottobre prossimo. E poi l' abbraccio ecumenico ai migranti di Bergoglio e Bartolomeo I lo scorso giugno a Lesbo e l' iniziativa dei corridoi umanitari che vede impegnati insieme Fcei (Federazione delle Chiesa evangeliche in Italia), Tavola valdese e Comunità di Sant' Egidio. Senza dimenticare l' anniversario della Giornata mondiale di preghiera per la pace voluta da Giovanni Paolo II proprio ad Assisi nel 1986. 
«Si tratta di eventi che hanno un' inevitabile e preziosissima ripercussione ecumenica - spiega Marianita Montresor, presidente del Sae -, ma è anche necessario tenere alta la guardia, perché viviamo tempi difficili. Le tragedie, le violenze che purtroppo quasi quotidianamente investono il nostro mondo possono fortemente scoraggiare molti, anche credenti. Occorre puntare su un radicamento sempre più forte in Cristo e nella fede ecumenica per ravvivare la speranza. 
Quella del 2016 è la prima sessione di un breve ciclo dedicato a 'Tradizione, Riforma e profezia'. Si parte puntando principalmente sulla Tradizione. Perché questa scelta? 
Senza storia siamo persone e credenti sradicati: è necessario ritornare ai fondamenti della nostra comune fede in Cristo per poter riconoscerci fratelli e sorelle sempre in cammino sulla via dell' unità. 
Tradizione da affrontare, spiegate, nel segno di una lettura dinamica. 
La Tradizione si incarna nel vissuto ecclesiale e perciò non può che essere dinamica. Non si tratta semplicemente di un deposito di verità di fede immutabile, un codice scritto da tramandare: è l' esperienza di comunità credenti che insieme riflettono sul proprio passato per cercare di leggere il presente in un modo nuovo con lo sguardo rivolto verso il futuro. 
Per il secondo anno siete ad Assisi, nei luoghi di san Francesco. In che modo questa scelta può essere significativa sotto il profilo del dialogo? 
Credo che Francesco sia riconosciuto da tutti come uomo del dialogo a tutto campo. Assisi è perciò memoria di una grande apertura all' altro che come cristiani ci sollecita ed interroga. Ritengo, inoltre che, dall' importante evento del 1986, l' incontro interreligioso di preghiera per la pace, vada raccolto dalle Chiese un appello: il dialogo interreligioso va fatto dai cristiani insieme e non separatamente, per proprio conto. Questa è, a mio avviso, l' autentica dinamica ecumenica che le Chiese devono sempre più esercitare. Il dialogo interreligioso presenta molte opportunità ma anche diverse incognite che nessuna chiesa è in grado di affrontare da sola. 
La sessione come valorizzerà questi luoghi? 
Abbiamo previsto un suggestivo itinerario artistico-spirituale, che si tradurrà in cammini fatti con il cuore, con la fantasia e….. con le gambe! Non si dimenticheranno i grandi riformatori di tutte le confessioni spiritualmente presenti e accomunati dal desiderio di una riforma autentica. 
Dal viaggio a Lesbo con Bartolomeo I all' incontro con Kirill a Cuba, fino al prossimo viaggio a Lund in Svezia. Il Papa sta compiendo importanti gesti ecumenici. In che modo queste azioni trovano eco nelle Chiese? Stiamo davvero vivendo una nuova stagione? 
Sì, credo proprio che lo si possa dire: i suoi gesti di comunione in genere sono stati accolti molto favorevolmente dalle Chiese, anche se ritengo sia ancora presto comprenderne fino in fondo la portata e la ricaduta. Non dimentichiamo che tutto ciò è stato reso possibile dalla grande svolta ecumenica del XX secolo. Contemporaneamente dobbiamo prendere atto di tante spinte contraddittorie che riacutizzano rivendicazioni identitarie e chiusure: luci ed ombre coesistono. 
Da sempre una delle caratteristiche delle sessioni Sae è la capacità di coniugare le relazioni "colte", l' impegno, con la condivisione della vita quotidiana, a tavola piuttosto che nei momenti di relax. Il dialogo nasce anche dall'incontro, dall'amicizia? 
Senz'altro: un ecumenismo solo intellettuale, che puntasse esclusivamente sui contenuti teologici, come un ecumenismo poco critico e poco capace di interrogarsi, basato solo sull'emotività e il gusto di ritrovarsi insieme sarebbe monco. L' unità per cui Cristo ha pregato interessa tutte le dimensioni della persona, anche quella ludica. È chiaro comunque che l' amicizia, l' incontro, la condivisione della vita e della spiritualità restano una base imprescindibile per aprirsi ad un dialogo autentico. Occorre tenere vive ambedue le prospettive. 
Qual è il compito principale cui è chiamato oggi il Sae? 
Credo soprattutto che il Sae debba essere sempre fermento di unità all' interno delle Chiese, perché la passione per l' unità voluta da Cristo possa contagiare tutti i cristiani e possa diffondersi a macchia d' olio in ogni contesto ecclesiale. Siamo appena agli inizi ( Tantum aurora est come detto dal compianto cardinale Loris Capovilla, parafrasando il Concilio). Pazienza e perseveranza non devono mai venire meno. Per interiorizzare e vivere una dimensione spirituale occorre andare in profondità e dunque sono indispensabili tempi e luoghi. Non dobbiamo fare l' errore di pensare di essere arrivati anche se gli incontri ufficiali che si sono effettivamente moltiplicati sono un segno positivo. Siamo sulla strada giusta ma è necessario proseguire nell' impegno.