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domenica 17 luglio 2016

Enzo Bianchi intervistato dal settimanale Il Caffè


“Dietro incredulità e orrore si cela tutta la nostra fragilità”
Francesco Anfossi intervista Enzo Bianchi per il settimanale svizzero in lingua italiana Il Caffè
(17 luglio 2016)

"Le prime parole che mi vengono in mente dopo aver guardato in televisione quelle immagini terribili e che mi rimbalzano nella mente e nell’anima sono orrore e follia”, commenta a caldo padre Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, la cui missione principale è quella del dialogo interreligioso.
C’è il terrore, diretto o indotto, ancora non lo abbiamo capito, ma certamente c’è la follia omicida. L’ennesimo attentato che insanguina la terra dei nostri fratelli francesi dimostra nuovamente un punto fermo: la nostra fragilità”.

Ancora una volta siamo stati colpiti al cuore dell’Occidente: Nizza, la capitale della Costa Azzurra, la città di Chagall, del turismo europeo…

“Una città meravigliosa e gioiosa. Ancora una volta hanno riempito di tristezza la nostra gioia”

L’uomo della strage può aver colpito in nome del radicalismo islamico.

“Ancora una volta il terrorismo ha manifestato l’orrore di sempre. Ma è necessario chiarire che nessun terrorismo si può ricondurre a una religione, tanto meno a un dio”.

Quali conseguenze ci saranno per l’Occidente da questo attentato?

“Sembra che noi occidentali continuiamo a non essere consapevoli della nostra enorme fragilità. Lo si vede anche quando si manifestano questi attentati terribili. Restiamo smarriti, increduli, le nostre reazioni ci impediscono perfino di combattere efficacemente il terrorismo di matrice islamica”.

C’è secondo lei anche una responsabilità da parte dell’Islam nel non prendere le distanze efficacemente dal radicalismo e dal terrorismo di matrice islamica?

“Il mondo islamico deve dichiarare in modo netto e chiaro che la sua fede in Dio, il Dio di Maometto, è assolutamente incompatibile con tutta questa violenza feroce e assurda. Noi cristiani lo diciamo con forza, il Papa e i suoi predecessori hanno sempre ripudiato la violenza. Non a caso papa Francesco dopo aver appreso della strage ha condannato nel modo più assoluto ogni manifestazione di ‘follia omicida, di odio, di terrorismo e ogni attacco contro la pace’. Ma dal mondo islamico non abbiamo ancora sentito un messaggio di questo tipo, chiaro, netto e soprattutto diffuso in tutto il mondo. Devono affermare con nettezza che né nel Corano né nei Vangeli alberga il seme della violenza”.

Ci sono state prese di posizione nel mondo islamico in tal senso?

“Abbiamo sentito dichiarazioni in questa direzione da parte del rettore dell’Università al-Azhar del Cairo, fondamentale punto di riferimento dell’Islam sunnita nel mondo. C’è stata anche la presa di posizione dell’Islam di Damasco. Ma queste prese di posizioni restano rare. Dovrebbero essere più incisive per sgombrare il campo da qualsiasi strumentalizzazione. Solo le comunità islamiche d’Occidente hanno condannato senza esitazione la violenza islamica, come i capi delle comunità in Francia, in Belgio, in Germania. Anche la comunità italiana ha condannato con fermezza la strage e ha espresso solidarietà al popolo francese. Solo una minoranza nell’Islam predica e agisce con violenza, e molte comunità musulmane sono impegnate in una interpretazione storico-critica ed ermeneutica capace di distinguere il messaggio del Corano dalla violenza di cui ci sono tracce puramente letterali nel Corano stesso. Certo occorre tempo e pazienza, ma è necessario fare dei passi in avanti. Come dice papa Francesco nella Gaudium fidei, anche la Chiesa cattolica è attenta a questo processo e vuole favorirlo, incoraggiarlo, riconoscendo nell’Islam un cammino che chiede la conversione dagli idoli all’unico Dio vivente”.

Cosa dovrebbe fare l’Occidente per fermare l’estremismo islamico, a parte le azioni di prevenzione e repressione militare?

“Il problema è un distacco politico rispetto a certi Stati dei Paesi arabi che, da un lato si dichiarano fedeli alleati e addirittura fanno parte delle stesse coalizioni, e dall’altro fomentano e finanziano il terrorismo. Dovremmo condannarli almeno sul piano diplomatico e invece non lo facciamo perché troppo forte è l’intreccio dei legami economici con questi poteri. E tutto questo ci impedisce di riflettere con obiettività, di prendere le distanze con nettezza, di affrontarli. C’è poi il problema della diffusione delle armi, che continua a mietere vittime innocenti soprattutto negli Stati Uniti ma non solo, anche se per uccidere e spargere sangue può bastare anche un camion, come è avvenuto a Nizza”.

La strage di Nizza si è rivelata soprattutto una strage di bambini, le immagini di questa carneficina sono sconvolgenti, è difficile accettare queste atrocità, anche per chi è credente…

“Sono sempre i bambini, l’elemento più fragile, a fare le spese della guerra, della violenza, dell’odio, del fanatismo. E anche in questo caso abbiamo assistito a una strage di innocenti. Non sappiamo ancora se c’era un progetto internazionale di violenza cieca, programmatica, di matrice terroristica o l’atto di un folle omicida, ma il risultato è lo stesso: a rimetterci sono stati i più fragili. C’è una grossa responsabilità anche nell’Occidente, torno a ripetere, questo non possiamo mai dimenticarcelo”.