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mercoledì 27 luglio 2016

Cristiana Dobner Vultum Dei quaerere


Tanto attesa, tanto sperata l’indicazione del percorso incarnato in cui le contemplative si giocano la vita. L’unica vita. Perché giocarla male? Perché non rispondere a quanto l’umanità e la Chiesa si attendono da chi ha sentito risuonare nella coscienza la chiamata a seguire il Signore in una forma così particolarmente strutturata?


“Le persone consacrate, che per la stessa consacrazione ‘seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico’, sono chiamate a scoprire i segni della presenza di Dio nella vita quotidiana, a diventare interlocutori sapienti che sanno riconoscere le domande che Dio e l’umanità ci pongono”.

La lettura della Costituzione Apostolica di Papa Francesco Vultum Dei quaerere sulla vita contemplativa femminile suscita come primo moto interiore il ringraziamento: caldo e reso certo dalla comprensione che affiora in ogni pagina.

Non ci sono state calate dall’alto disposizioni, rigori di osservanze, un letto di Procuste in cui le nostre membra vengono segmentate, tagliate finché non rientrano esattamente nello schema previsto.

Ci sono state donate ali per volare in alto, senza timore di precipitare perché il vento che le sorregge è la Ruach, lo Spirito che si libra sulle acque della creazione come l’uccello madre si libra sul nido a proteggere i suoi piccoli.
Quello Spirito che conduce alle porte del monastero e ci aiuta a varcarne la soglia, con un’unica motivazione “attratti dal Volto del Dio santo e insieme dalla ‘terra sacra che è l’altro’”.
Il “Volto di Dio” nello spazio e nel tempo di un monastero è Luce che risplende e guida. Talvolta abbaglia e si insinua la notte che, però, insegna ad aprire gli occhi al Dono ricevuto, fino a poter giungere all’esclamazione “Per me il vivere è Cristo!” (Fil 1,21) che “esprime il carattere totalizzante che costituisce il dinamismo profondo della vocazione alla vita contemplativa”.

Non si tratta di un’astrazione, di una ricerca intellettuale ma di uno studium amoris perché “la vita consacrata è una storia di amore appassionato per il Signore e per l’umanità: nella vita contemplativa questa storia si dipana, giorno dopo giorno, attraverso l’appassionata ricerca del volto di Dio, nella relazione intima con Lui”.

Radicate nella riscoperta “della centralità della Parola di Dio” che si irradia, si diffonde come linfa vitale e alimenta “la vita, la preghiera, la contemplazione, il cammino quotidiano” solo allora può fondarsi come “principio di comunione” per le nostre comunità.

Si viene creando una spiritualità, cioè una vita nello Spirito, come afferma la Costituzione: “Basata sulla Parola di Dio, sulla forza della vita sacramentale, sull’insegnamento del magistero della Chiesa e sugli scritti dei vostri fondatori e fondatrici; una spiritualità che vi faccia diventare figlie del cielo e figlie della terra, discepole e missionarie, secondo il vostro stile di vita”.

Ali non tarpate da disposizioni leguleie, ali sorrette e pronte per spiccare il volo.