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mercoledì 29 giugno 2016

Ludwig Monti Festa dei santi apostoli Pietro e Paolo


Celebriamo oggi la grande festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, così diversi tra loro, anche contrapposti in vita, ma cantati insieme, quali colonne della chiesa di Cristo. Nel brano evangelico scelto dalla liturgia vi è la domanda cruciale posta da Gesù – “Voi, chi dite che io sia?” –, rivolta ai Dodici, ma risuonata anche nel cuore di Paolo. “Tu sei il Cristo, il Messia, il Figlio del Dio vivente”, risponde Pietro, per rivelazione del Padre. E potremmo citare numerose risposte di Paolo.

Pietro e Paolo hanno risposto a parole, hanno aderito a Cristo, ma questa fede non li ha risparmiati da tante cadute né dal rinnegare il loro comune Signore. Dove sta dunque la loro grandezza? Perché celebriamo nella gioia i due apostoli che con il loro martirio hanno dato un fondamento alla chiesa di Roma, che presiede nella carità? Perché entrambi hanno saputo dare alla domanda di Gesù una risposta convergente, quella decisiva, che esprime la verità profonda, direi unica, della chiesa. Scrive Pietro: “Stringetevi a Cristo, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio” (cf. 1P 2,4); e Paolo gli fa eco: “I nostri padri bevevano da una roccia … e quella roccia era il Cristo” (1Cor 10,4). Cristo è la pietra angolare, la roccia su cui si fonda la chiesa indivisa. Come afferma la grande Tradizione, “la pietra, la roccia era, è e sempre sarà Cristo”, il Vivente, “lo stesso ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8).

Ogni volta che nel nostro cuore risuona la domanda posta da Gesù a Cesarea, dovrebbe essere accompagnata dalla gratitudine per la comune risposta di Pietro e Paolo. Una risposta a caro prezzo, che li ha spinti a dare la vita per il loro Signore. Tra i due diversi sono stati i temperamenti e gli stili di presidenza della chiesa di Cristo, unica eppure sempre plurale e multiforme. Così come diverse sono le risposte che volta per volta hanno dato alla domanda del loro unico Signore. Ma tutte sono state tenute insieme da questa intuizione convergente: solo sulla pietra, sulla roccia che è Cristo si può fondare un’intera vita, fino a dire, al momento di sciogliere le vele: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (2Tm 4,7).

Come per Pietro e per Paolo, la nostra roccia è e sempre sarà solo Gesù. Tutto il resto passa, e alla fine, quando ci guarderemo indietro, vedremo un cumulo di sabbia dentro al quale brilla quest’unica pietra preziosa: la pietra che è Cristo, lui che è l’amore della nostra vita, un amore che ci spinge ad amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati (cf. Gv 13,34; 15,12). Senza questa convinzione, senza questo amore vissuto e insegnato da Gesù, cosa avrebbe potuto tenere insieme Pietro e Paolo? È così anche per noi, in ogni nostra comunità: cosa ci tiene insieme se non Cristo? Sì, alla fine solo l’amore concreto sarà la risposta esistenziale alla domanda di Gesù che mai abbandona ciascuno di noi: “Tu, chi dici che io sia?”. Ovvero: “Che ne hai fatto di tuo fratello, di tua sorella?”. E anche: “Che ne hai fatto della tua chiesa sorella?”.