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lunedì 6 giugno 2016

Enzo Bianchi Camminare


Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante - Giugno 2016
di ENZO BIANCHI
dal sito del Monastero di Bose

Una volta a inizio giugno, almeno per bambini e ragazzi, la mente correva già alle vacanze. Oggi la forbice tra i pochi che se le possono permettere e i sempre più numerosi che le vedono ridotte a pochi giorni agostani si è scandalosamente ampliata.
Ma un elemento tipico delle vacanze si è oggi inserito nel vissuto quotidiano: il passeggiare. Chi ha una certa età e non deve più sottomettere il proprio corpo al lavoro o alla fatica fisica si sente raccomandare di dedicare del tempo al camminare spedito; i medici poi assicurano che una passeggiata giornaliera di una quarantina di minuti costituisce un esercizio benefico per la salute del corpo e, almeno a mio parere, anche per quella della mente e dello spirito.

Camminando, dopo le iniziali fatiche e le resistenze di muscoli e arti intorpiditi, si comincia a riprendere tono, aumenta la capacità respiratoria, gambe e braccia ritrovano agilità e anche il passo degli anziani diventa più sicuro. Così questo movimento naturale del corpo immette dinamica nei nostri sensi e nel nostro cervello che vengono stimolati dal paesaggio, dagli oggetti che attraversano il nostro campo visivo, dalle voci flebili della natura che percepiamo giungere alle nostre orecchie, finalmente liberate da tanti rumori.

Certo, è necessario che queste passeggiate avvengano in mezzo alla natura, così come è bene rinunciare a stordire il silenzio con musiche e voci immesse direttamente nei padiglioni auricolari: allora si farà l'esperienza che, come scrive l'apostolo Paolo, “niente è senza voce” (1 Cor 14,10). Sì, ogni cosa ha un messaggio da offrirmi, anzi diventa essa stessa una parola per me: così dall'apparente silenzio emergono presenze insospettate che suscitano domande, stimolano le nostre rimaste inevase e si offrono come voce di risposta. Basta scorgere una fragolina in mezzo all'erba di una ripa o una primula che sbuca in un anfratto del bosco in cui il sole di gennaio ha sciolto la neve: subito avvertiamo il bisogno di fermarci ed ecco affiorare le domande.

Camminando poi si incontrano tante “cose”, che per il cristiano sono “creature”, ciascuna con un significato, una vita propria che va rispettata, contemplata, una storia di cui siamo responsabili: sta a noi custodirla e darle voce. Soprattutto nel bosco lo sguardo è costantemente stimolato: ora è attirato in basso per vedere fiori e arbusti, ora corre in alto per vedere come gli alberi sfidano il cielo alla ricerca della luce, ora si sofferma su tronchi e rami che dettano il percorso… Nasce così un dialogo cui il vento tra le fronde dà voce. Immersi in questo fiume di vita ci siamo noi “terrestri”, noi umani, co-creature di alberi, animali, sassi, rocce, muschi, noi umani chiamati a prenderci cura di loro e a diventare il loro pensiero, la loro voce. Così possiamo sperimentare una grande intimità e, quindi, una reale comunione.

Davanti al mio eremo c'è una quercia maestosa: quando giunsi qui cinquant'anni fa riuscivo ancora a cingerla con le mie braccia, oggi è cresciuta ancora e se tento di ripetere quell'abbraccio, le mie mani non riescono più a congiungersi: allora alzo gli occhi e la vedo altissima, imponente sui prati che la circondano e sul sentiero che le passa accanto, attento a non turbarne le radici. Ne colgo il profumo, l'odore del muschio alla base, sento lo spessore della sua corteccia e la percepisco come un'amica. Quando la rivedo dopo giorni di assenza, mi viene spontaneo salutarla, osservare se continua a star bene e come affronta la nuova stagione che avanza. Sulla sua cima sovente si posa un corvo, cui ho messo nome “Pambo”: al mattino viene alla mia finestra e batte con il becco contro il vetro finché non mi giro a guardarlo. Allora, soddisfatto, se ne torna in cima alla quercia, quasi a sfidarmi di raggiungerlo.

Camminare è essenziale per noi umani, ma sovente lo scopriamo tardi, come tardi ci accorgiamo che la vita è un cammino da percorrere giorno dopo giorno, verso una meta che non sempre cerchiamo o abbiamo chiara davanti a noi. Ben lo aveva intuito Machado: “Camminando si apre cammino”, passeggiando si può scoprire una meta che all'inizio non si conosceva. A volte basta prendere la decisione di partire, come Abramo: “Lech, lechà!”, Alzati, va': va' verso te stesso, va' al di là dell'orizzonte, cammina, cammina, non troverai mai un limite sulla terra, perché la terra è rotonda e tu sei più grande dei tuoi limiti.