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giovedì 19 maggio 2016

Matta el Meskin Un padre del deserto contemporaneo



In occasione del 10° anniversario del passaggio dell’igumeno Matta el Meskin dalla morte alla Vita, il Monastero di Bose in collaborazione con il Monastero di San Macario in Egitto organizza un Convegno Internazionale di spiritualità dedicato a una delle più importanti figure del monachesimo copto contemporaneo.


Quella che segue è un’intervista accordata da padre Matta el Meskin, padre spirituale del monastero di San Macario, a un gruppo di superiori di monasteri benedettini africani, più di venti anni fa, il 12 Maggio 1994. Un sentito e profondo ringraziamento va a fratel GianMarco Tondello per aver scovato e tradotto questo prezioso testo, finora sconosciuto in Italia, per Natidallospirito.com.

Un metodo prezioso di lectio divina proposto da padre Matta el Meskin
Padre Matta comincia con l’augurare il benvenuto ai suoi ospiti:
“È un onore per me ricevervi oggi… Dal tempo degli apostoli ad oggi non smettiamo di pregare che i cristiani si conoscano gli uni gli altri e che la Chiesa sia una.
La mia storia personale è lunga, e in comunione con la Chiesa del mondo intero. Dall’inizio della mia vita monastica nel 1948, ho avuto l’intima sensazione di vivere in comunione con la Chiesa tutta intera, e Dio mi ha risposto in maniera molto concreta. Qualche giorno dopo il mio ingresso in noviziato, il Signore mi ha mandato un vecchio amico da Gerusalemme che mi ha portato un regalo da parte di un monaco inglese appartenente alla Chiesa russa [si tratta del monaco Lazarus Moore, N.d.T.]: si trattava di alcuni scritti di santi russi ancora sconosciuti all’epoca. Ne aveva ciclostilato qualche esemplare e me ne mandava uno in regalo.
Allora, mi sono messo a tradurli in arabo, un po’ alla volta, insieme ai santi padri del deserto e ad alcuni padri della Chiesa. Vivevo solo con Cristo. Avevo l’abitudine di vegliare tutta la notte in preghiera: traducevo un passaggio, poi pregavo a partire da ciò che avevo tradotto. Mentre traducevo questi testi, annotavo anche i versetti della Scrittura che si pronunciavano nello stesso senso.
Il risultato fu la produzione di un libro in arabo di circa 800 pagine, che fu tradotto in inglese [si tratta de ‘L’esperienza di Dio nella preghiera’ tradotto in italiano da Qiqajon, N.d.T.].
Parlando davanti a voi parlo davanti a Dio. Credo profondamente alla parola di san Pietro: “Noi siamo stati rigenerati non da un seme umano, deperibile, ma da un seme incorruttibile, la Parola di Dio che rimane in eterno” (cfr. 1Pt 1,23). Io sono nato dalla Parola di Dio.
La Parola di Dio è stata ispirata e scritta dallo Spirito Santo. Chiunque legga la Parola di Dio nella fedeltà e con un cuore aperto entra immediatamente in contatto con lo Spirito Santo.
La nascita corporale avviene una volta sola , ma la nascita spirituale si dispiega attraverso il tempo e si realizza in numerose tappe successive, fino all’eternità. Ogni volta che leggiamo il Vangelo, siamo rigenerati. La lettura della Parola ispirata può consistere in una semplice recitazione, o in un semplice imparare a memoria, o in uno sforzo di comprensione… Ma c’è una maniera di leggere del tutto differente: è la lettura fatta con il desiderio di rinascere. È di quest’ultimo tipo di lettura che voglio parlare, quello di cui ho fatto esperienza. È là il messaggio che vorrei trasmettervi, ed è per questo che il Signore vi ha condotti fin qui.
Io leggo il versetto una, due, tre volte, con un cuore aperto, finché non sento di essere penetrato in qualcosa. Leggo di nuovo, molto lentamente, e allora penetro nel vero senso spirituale del versetto. È nel momento in cui l’anima umana realizza il suo incontro con il senso spirituale del versetto che si realizza la rinascita. Versetto dopo versetto, capitolo dopo capitolo, giorno dopo giorno, il senso è completato dai nuovi significati che si succedono, e la vita nuova germoglia.
Il Vangelo (la Scrittura) è infatti la sola porta che fin d’ora ci è aperta per penetrare nella vita eterna; per questo Cristo ha detto: “Il regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17,21). Noi ci apriamo al regno di Dio attraverso la Parola. Senza il Vangelo, è impossibile di aprirsi alla vita eterna e a Dio stesso.
Può sembrare che il Vangelo di Matteo, per esempio, sia molto diverso da quello di Marco, di Luca o di Giovanni, ma in effetti è la Parola vivente di Dio, presente nel Vangelo, che si colora in diversi modi affinché l’uomo possa accedervi in diversi modi.
Scrivendo dei commenti sul Vangelo di san Giovanni e su diverse lettere, sono stato impressionato nello scoprire quanto i significati differenti espressi da questi libri differenti comunichino gli uni con gli altri in una maniera divina estremamente rigorosa, al di là della diversità di espressione. Nel momento in cui entriamo in comunione con lo Spirito che ha scritto questi libri non troviamo più alcuna difficoltà a penetrare qualsiasi versetto della Scrittura e a trovarvi il senso principale che attraversa tutta la Scrittura.
Potremmo distinguere due maniere di agire della Parola:
La prima maniera, Dio l’ha cominciata con gli apostoli e la continua fino ad oggi. Consiste nel fatto che lo Spirito di Dio viene ad abitare nell’uomo tramite i suoi carismi. Le Chiese ne fanno esperienza nel cosiddetto “Rinnovamento carismatico”. Ho appreso la buona notizia che papa Giovanni Paolo II ha introdotto questo rinnovamento nel Vaticano stesso… Questa maniera non richiede un apprendimento. Si tratta di una preghiera ardente nello Spirito Santo con l’imposizione delle mani. Chi riceve lo Spirito Santo comincia a parlare spinto dallo Spirito o ad avere un carisma di guarigione o ad annunciare la Parola di Dio. Capita che dei miracoli si realizzino e che le migliaia di partecipanti siano presi dalla fede.
È ciò che Cristo stesso faceva! Non poteva non fare miracoli… Un giorno, ha espresso la sua impazienza: “Se non faccio miracoli non potete dunque credere?” (cfr. Gv 4,48), ma in seguito li ha fatto comunque! Perché? Perché l’uomo è fatto così. Il piano di Dio è difficile da comprendere, la Parola di Dio supera l’uomo… ma quando il miracolo si realizza, la parola riceve credito.
Sono stato felice di apprendere che in questi ultimi anni ci sono dei centri di rinnovamento carismatico in tutto il mondo, molti centri in cui la Parola di Dio è annunciata, dove il miracolo avviene, dove migliaia di persone accolgono il messaggio. È così che lo Spirito Santo ha agito per salvare la Parola di Dio e bisogna sperare che questi centri continuino ad aumentare in tutto il mondo. È questa la prima maniera di agire della Parola, praticata da Cristo stesso e dagli apostoli. Deriva dall’ultima parola di Cristo prima dell’ascensione, quando ha inviato i suoi apostoli a fare dei miracoli e a risuscitare i morti.
Tuttavia, non si tratta dell’unico metodo utilizzato dallo Spirito Santo. Ricordatevi la parola di san Pietro: “Noi rinasciamo grazie alla Parola di Dio”. Si tratta, qui, di un rinnovamento non a partire dai carismi ma dalla Parola stessa che si rivolge a me personalmente e che io ascolto. Torniamo così a ciò di cui abbiamo parlato all’inizio di questo colloquio. Il mio augurio profondo per voi è che accordiate al Vangelo e alla Scrittura un tempo prezioso, consacrato, avendo l’intima convinzione che entrerete in comunione diretta con lo Spirito Santo attraverso la Parola.
Cominciamo a leggere il Vangelo con calma, lentamente, elevando il nostro cuore grazie alla preghiera finché lo Spirito Santo darà alla Parola il senso spirituale che lui stesso desidera darle, e non quello che noi vogliamo darle. È possibile infatti che due persone leggano indipendentemente lo stesso Vangelo e che lo Spirito Santo dia all’uno un grande zelo nell’apostolato e all’altro l’aspirazione a restare solo in preghiera per essere riempito di Spirito Santo. Così dunque leggiamo il Vangelo per sapere ciò che Dio vuole da noi. Permettetemi ora di fare una critica: molto spesso leggiamo il Vangelo per preparare un’omelia o in vista dell’apostolato. Questo non corrisponde alla verità. Il Signore stesso ci ha sollecitato a non preoccuparci di ciò che diremo: “Lo Spirito di vostro Padre parlerà attraverso la vostra bocca” (cfr. Mc 13,11). Così anch’io ora vi parlo spinto dallo Spirito.
Nel momento stesso in cui ci abbandoniamo alla Parola di Dio perché lo Spirito ci indichi ciò che dobbiamo fare, lo Spirito ci dà una forza straordinaria e si prende personalmente la responsabilità di indicarci ciò che dobbiamo fare, e se ci sbagliamo, lo Spirito ci mostra immediatamente come correggerci. Quando è lo Spirito a precederci in ogni parola che diciamo, allora non sentiamo più di essere stanchi, anche se passiamo lunghe ore nell’apostolato, perché Colui che ha ispirato l’azione, lui stesso dà la forza di realizzare ciò che ha ispirato e lui stesso vigila affinché la Parola sia trasmessa e ricevuta. Ecco ciò che è capitale nell’apostolato. Siete d’accordo? Pensate che sia praticabile?
Essere aperti alle missioni assegnate dallo Spirito
Uno dei visitatori ringrazia il padre per questo messaggio che gli mostra come rilanciare la sua vita spirituale.
Un altro domanda: Noi ci scontriamo con un bel po’ di problemi nel nostro mondo attuale, la cui agitazione non cessa di aumentare; essi invadono il nostro spirito, soprattutto per noi che siamo dei responsabili nelle nostre comunità. Che cosa ci consiglia?
Padre Matta: Non abbiamo la possibilità di impedire l’evoluzione del mondo. Tutti sono presi da questo movimento, compresi i vostri superiori e il Vaticano! Non c’è dunque altra soluzione che adattarvisi anche noi, così da muoverci spiritualmente alla stessa velocità. È una pratica molto difficile. È infatti impossibile all’uomo di cambiare da sé il suo proprio ritmo con il cambiamento del mondo, ma è da Dio che l’uomo di Dio è inserito nel mondo: se il mondo in cui Dio ci ha posti evolve ad una velocità folle,è Dio stesso che si prende la responsabilità di adattarci a questo nuovo ritmo del mondo. Io stesso ne sono testimone. Sono stato eremita in una grotta, senza alcun rapporto con il mondo, dovendo solo lasciarmi formare da Dio. Ero felice di questo genere di vita, in cui non smettevo di lodare Dio. Ora, repentinamente, la mano di Dio mi ha preso e mi ha inviato, come amministratore della città di Alessandria nel quadro del Patriarcato. Mentre ero un semplice monaco che leggeva nella quiete la Scrittura e pensavo di continuare in questo modo fino alla mia morte, in un giorno mi sono trovato responsabile di 24 parroci con le loro parrocchie, ovvero di più di un milione di cristiani…
Ho pregato e in seguito, “senza consultare la carne e il sangue” (cfr. Mt 16,17), ho riorganizzato la chiesa di Alessandria: tutto ciò che ho potuto realizzare aveva la sua radice nel cuore del monaco che ero. Lo Spirito Santo, alla cui scuola mi ero messo nella mia grotta, era lo stesso Spirito che era responsabile del mio servizio ad Alessandria. Mettetevi bene in testa che non bisogna limitarsi a una certa maniera di vedere ma che bisogna essere disponibili alle aperture che lo Spirito Santo può dare alla nostra vita. Lui stesso se ne prenderà la responsabilità e ce ne darà i mezzi. Noi non dobbiamo domandare questi dilatamenti, ma solo essere disponibili allo Spirito. In poche parole, noi che siamo nati dalla Parola attraverso lo Spirito dobbiamo sempre restare disponibili, nelle mani dello Spirito Santo, per fare ciò che lui desidera, anche se questo supera le nostre possibilità, perché avremo il suo appoggio. E il vostro monastero, che è preso in questo ritmo del mondo che accelera, deve essere disponibile allo Spirito affinché lo Spirito doni in abbondanza, con questo stesso ritmo, la vita spiritale a tutti quelli che la domandano.
Lo Spirito è invincibile
Un altro: ho a tal punto imparato a studiare la Scrittura alla maniera degli esegeti, che mi è difficile accostarmi a lei con uno sguardo “innocente” e spirituale. Come fare? Se ha un consiglio da darmi gliene sarò riconoscente.
Padre Matta (dopo aver riflettuto qualche istante): Lo Spirito ha la capacità di sollevare tutto ciò che “pesa” su di lui. Eccone un esempio. C’è una cosa davvero ammirabile nella Chiesa cattolica: è l’obbedienza al superiore. Ricordatevi di Teresa di Lisieux che osa rivolgersi al Papa, in occasione di un’udienza a Roma, e gli chiede una deroga per poter entrare in monastero nonostante la sua giovane età. Il Papa le aveva detto: “Faccia ciò che la superiora le dirà”. Lei gli rispose: “Se lei dice una parola, la superiora sarà d’accordo”. Aveva vinto: il Papa le concesse il suo accordo…
Lo Spirito lavora anche quando è “sotto pressione”. Anche quando è sotto la pressione di un superiore, lo Spirito ha la capacità di sgorgare come una sorgente e di zampillare. Lo Spirito è invincibile. Quando l’umiltà di Cristo l’ha costretto a scendere nella tomba, lo Spirito ha saputo farlo rialzare da lì.
Padre Matta: Non potreste tornare un’altra volta per un po’ più di tempo… una decina di giorni. Guardate l’edificio laggiù: ci sono 12 stanze…
I monaci: sentinelle della Chiesa
Un altro: Qual è il ruolo dei monaci per il progresso del dialogo ecumenico?
Padre Matta: Credo che i monaci abbiano un ruolo molto importante, non solo per il riavvicinamento delle Chiese ma anche per la loro unione secondo il piano divino. Guardate a ciò che dice Isaia: “Sulle tue mura, Gerusalemme, ho posto delle sentinelle: né di giorno né di notte, mai devono tacere…” (Is 62,7). La prima responsabilità del monaco è la Chiesa, come un padre è responsabile di suo figlio ammalato: se il padre tace, il figlio potrebbe morire…
Chi sono le sentinelle? Chi pregherà se non i monaci? I re non se ne preoccupano affatto e il papa è sovraccarico di sollecitazioni. Pregare è il nostro ruolo, è per questo che siamo monaci. È forse così difficile che il monaco preghi durante la notte e che si riposi poi un po’ durante il giorno? Il Signore esaudisce “quelli che gridano notte e giorno” (Lc 18,7). “Quanto più il Padre darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!” (Lc 11,13)
Noi dobbiamo chiedere… altrimenti lui come potrà dare? Dio ci ha detto chiaramente che noi dobbiamo chiedere: “Chiedete e riceverete!” (Mt 7,7). È un ordine! Il Signore ha detto ai suoi discepoli: “Fino ad ora voi non avete ancora chiesto nulla…” (Gv 16,24) I discepoli sembravano voler dire: tu vedi da te le nostre difficoltà, non è necessario chiedere…
Il grande sbaglio della nostra epoca è che ognuno lascia la responsabilità agli altri. La preghiera vivente non viene che da persone concrete. Nella preghiera, noi siamo responsabili del papa stesso, così come dei nostri superiori. Nella preghiera che ci ha insegnato, Cristo ha detto: “Non ci indurre in tentazione!” (Mt 6,13) Il Padre ha forse bisogno che glielo diciamo? Sì, bisogna chiederglielo, altrimenti sarà troppo tardi. Dio ci ha posti nel mondo con immense capacità: ci ha donato il suo stesso Spirito per smuovere il mondo.
Sul digiuno
Un altro: A volte è difficile digiunare nei nostri monasteri, dove i pasti sono spesso organizzati tre volte al giorno.
Padre Matta: L’uomo spirituale non è mai a corto di nuove forme di digiuno, anche se deve partecipare a tre pasti! Può facilmente astenersi da un bel po’ di cose: sarà addirittura più ascetico perché l’appetito è sollecitato alla vista del cibo!
Digiunare non significa solo non mangiare, ma fare violenza al proprio corpo. E questo possiamo farlo in un bel po’ di modi!
Bulletin de l’A.I.M (Aide inter-monastères) pour l’aide et le dialogue,
n. 57, 1994, pp. 52-56