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domenica 3 aprile 2016

Enzo Bianchi Ho trovato l’amato!


Jesus - Rubrica La bisaccia del mendicante - Aprile 2016
di ENZO BIANCHI
dal sito del Monastero di Bose



Stiamo vivendo i giorni della Pasqua di Gesù e cantiamo la nostra fede nell’amore che ha vinto la morte. L’amore, appunto, cioè “Dio” che “è amore” (1Gv 4,8.16), ma anche l’amore degli umani, uomini e donne, che lo vivono magari con contraddizioni, con cadute, ma cercano di viverlo come l’unica cosa che può dare senso alla loro vita.

Nei vangeli, testi così sobri sui sentimenti, sui rapporti d’affetto tra Gesù e i suoi discepoli e le sue discepole, qualcosa di tale amore traspare tuttavia nei racconti riguardanti la resurrezione di Gesù stesso, quando i discepoli e le discepole hanno rincontrato colui che avevano seguito nella vita, ma che avevano abbandonato o seguito da lontano nella sua passione e nella sua morte ignominiosa sulla croce. Da sempre i lettori dei vangeli hanno notato paralleli e richiami tra i racconti pasquali e il Cantico dei cantici, il canto dell’amore tra un amante e un’amata, canto che è un fuoco, una fiamma d’amore (cf. Ct 8,6). Mettendomi in questa scia vorrei dunque, se ne sono capace, scrivere con libertà dell’amore tra Gesù e i suoi nell’alba di Pasqua.

Tutti i vangeli testimoniano che la sera del venerdì il corpo morto di Gesù è deposto dalla croce e che le donne discepole partecipano al suo seppellimento piangendo, manifestando tutto il loro dolore per la perdita di colui che tanto avevano amato. Poi sostano, osservano quella tomba chiusa per sempre con una grande pietra e fanno fatica a distaccarsi dal corpo di Gesù; solo il comandamento del sabato, giorno che iniziava con il tramonto, le spinge a tornare nella casa che le ospitava a Gerusalemme. Sì, “è cessata la voce gioiosa e la voce felice, la voce dello sposo e della sposa” (cf. Ger 25,10)…

Ma queste donne vegliano e, tornate dalla tomba, preparano oli mescolati a profumi (cf. Lc 23,56) e restano in attesa: quel sabato così vuoto, così muto, deve passare presto! In quel giorno di solitudine, in cui non vi è nulla da fare, le donne “ricordano”, soprattutto ricordano i giorni trascorsi insieme a Gesù, in quella vita comune vissuta in Galilea e poi in Giudea, in modo itinerante. Sono ore di pianto e di memoria.

Appena giunge il mattino del primo giorno della settimana, quando ancora è buio, eccole andare alla tomba di Gesù. Perché? “Per vedere la tomba” (Mt 28,1)? “Per andare a ungere” (Mc 16,1; cf. Lc 24,1) il corpo di Gesù, affinché si conservi il più possibile? Di fatto sono ancora attirate da Gesù, e nulla le trattiene: devono stare vicino a lui… Ma ecco la sorpresa indicibile: la tomba è vuota! Le donne vedono l’impensabile, ciò che non attendevano, guardano con attenzione, cadono nell’aporia, provano timore… Tremanti, sconcertate, deluse dalla sua assenza, cercano Gesù: dov’è andato l’amato del loro cuore (cf. Ct 3,1-2)? Chi l’ha portato via (cf. Gv 20,2.13)? Il loro sguardo è pronto solo a vedere Gesù morto, quel Gesù cha hanno visto, contemplato, ascoltato e amato. Per chi ama, non trovare l’amato/amante è una situazione nella quale non ci si ritrova più, un’incertezza disperante…

Qualcuna delle donne guarda a terra (cf. Lc 24,5), qualcun’altra fissa quell’antro vuoto (cf. Mc 16,4). Maria di Magdala pensa di essere nel Santo dei santi, dove due angeli vegliavano sul luogo della presenza di Dio (cf. Gv 20,11-12); le altre donne vedono un messaggero che interpreta quel vuoto: “Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui” (Mc 16,6; cf. Mt 28,5-6). Ma all’amore non bastano né messaggeri né angeli, come protestava san Bernardo: “Non accetto più i sogni e le visioni, … non apprezzo neppure le apparizioni degli angeli … Voglio che sia lui a ‘baciarmi con il bacio della sua bocca’ (Ct 1,1)!” (Discorsi sul Cantico dei cantici 2,2).

L’amante però tarda, mentre cresce l’impazienza e, insieme all’impazienza, l’amore di chi è amato. Finché giunge l’ora dell’incontro. “Maria!”, Gesù dice alla Maddalena, e lei gli risponde: “Mio maestro!” (Gv 20,16). Maria sente il suo amato che la chiama (cf. Ct 5,2), le altre donne vedono Gesù che viene loro incontro dicendo: “Shalom!”, gli prendono i piedi e restano inginocchiate a baciarglieli (cf. Mt 28,9). Maria Maddalena, che in quel mattino si era detta: “Cercherò l’amato del mio cuore finché non l’avrò trovato” (cf. Ct 3,1-2), stringendolo a sé (cf. Ct 3,4) sente la sua voce dirle: “Noli me tangere, non mi trattenere (Gv 20,17), ma anche tu insieme alle altre corri e va’ a dire ai miei fratelli che ‘Io sono’ (Egó eimi)”. Allora Maria canta nel proprio cuore: “‘Ho trovato l’amato del mio cuore e l’ho stretto fortemente’ (Ct 3,4), ma lui subito se n’è andato dicendomi: ‘Noli me tangere’”. Forse anche a Gesù è rincresciuto dire: “Noli me tangere”…