Seguici su Twitter Aggiungici su Google+ Iscriviti al Canale Youtube Abbonati ai Feed Registrati per ricevere la newsletter
Pagine del sito   Enzo Bianchi Luciano Manicardi Le altre fraternità del Monastero di Bose don Claudio Doglio Rosanna Virgili Lidia Maggi Brunetto Salvarani

martedì 26 aprile 2016

Decanato Treviglio Tôrâ e Deuteronomio


DECANATO DI TREVIGLIO
Scuola biblica 2012/13
LA GRAZIA E LA LEGGE
IL DONO DI DIO E LA RISPOSTA DELL’UOMO
INDICATIVO SALVIFICO E IMPERATIVO ETICO
un inafferrabile rapporto

Introduzione al Pentateuco
Lettura del libro del Deuteronomio



La rivoluzione copernicana che si è avuta con la fine dell’ipotesi documentaria classica non sta tanto nell’eliminazione delle fonti antiche e nello spostamento in avanscoperta del Deuteronomismo (D) e della tradizione sacerdotale (P), ma nel diverso approccio al testo consegnato dalla tradizione. Mentre l’ipotesi documentaria considerava il testo del Pentateuco un lavoro redazionale che per essere correttamente interpretato aveva bisogno di essere suddiviso negli originari “documenti” (Urkunde), noi lo vogliamo considerare – almeno come
ipotesi di lavoro in attesa di verifica – una vera e propria composizione, che ha tutta la dignità di opera letteraria e che quindi va affrontato come tale, a prescindere
dall’eventuale e possibile studio delle “fonti” da cui provengono i materiali di cui è composto. Lo studio della preistoria del testo non è da escludere, ma è da riportare nei suoi corretti limiti: anche se fossimo in presenza di un testo in cui sono confluite delle fonti più antiche, la domanda interpretativa fondamentale è se vi sia un senso nella composizione finale o se invece si tratti di frammenti accostati senza alcun disegno compositivo.

H.P. Nasuti ha giustamente osservato che «mentre la narrativa biblica può implicare (o presupporre) un lettore, la legge biblica lo determina». Attraverso la ripetuta esortazione deuteronomica all’obbedienza del comandamento e delle leggi, il Dt istituisce un lettore che deve adottare come propria l’alleanza di Israele con JHWH e l’identità di ʿam s gullâ, ed esprimere tale accettazione con l’obbedienza che mette in pratica la legge. Il Deuteronomio impone al suo uditorio di confessare tale identificazione con parole che collegano la liberazione dall’Egitto con l’obbedienza alla legge (cf, ad esempio, Nm 6,20-25 e 26,1-11). Naturalmente, il lettore può anche scegliere di non obbedire, ma in questo caso si pone
fuori non solo dall’esigenza interpellante, ma anche – e più radicalmente –dal legame istituito dalla narrazione stessa.

Da; G. BORGONOVO, Tôrâ e storiografie dell’Antico Testamento. Torino 2012.

Relatori:
PIERPAOLO BAINI
Insegnante di filosofia e studioso della Bibbia.
GIANANTONIO BORGONOVO
Insegnante di Sacra Scrittura presso la FTIS di Milano e dottore della Biblioteca Ambrosiana.
FLAVIO DALLA VECCHIA
Insegnante di Sacra Scrittura presso l’ISSR di Brescia e di ebraico presso l’Università Cattolica di Milano.
LUCA MOSCATELLI
Collaboratore Ufficio Missionario diocesano.
LUIGI NASON
Responsabile Apostolato biblico della diocesi di Milano.
PAOLO RICCA
Decano emerito della Facoltà Valdese di teologia di Roma. Laurea honoris causa Università di Heidelberg. Dottore in Storia della Chiesa.
PATRIZIO ROTA SCALABRINI
Docente presso la FTIS di Milano. Insegnante di Sacra Scrittura presso il seminario di Bergamo.