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mercoledì 7 ottobre 2015

Enzo Bianchi Il volto di Dio per l'umanità di oggi


JESUS, ottobre 2015 - Rubrica La bisaccia del mendicante
di ENZO BIANCHI
dal sito del Monastero di Bose

Uno degli atteggiamenti che impedisce ai cristiani di camminare spediti sulle tracce di Cristo è quello di considerare ogni difficoltà nel vivere il radicalismo evangelico e ogni contraddizione alle sue esigenze come motivo di scoraggiamento, di rinuncia, di rassegnazione, di ripiegamento su posizioni minimaliste e non invece come opportunità, sfida a crescere attraverso le prove, abbandono fiducioso nelle braccia di Colui che solo è fedele.


Mi pare di coglierne un esempio significativo nel modo in cui l’Instrumentum laboris che in questi giorni sta guidando le discussioni al sinodo dei vescovi tratta le problematiche ecumeniche legate alla famiglia. Se già Paolo VI nel Motu proprio Matrimonia mixta (31 marzo 1970) affermava che “la chiesa non mette sullo stesso piano, né in sede dottrinale né in sede canonica, il matrimonio contratto da un coniuge cattolico con persona non cattolica battezzata e il matrimonio nel quale un coniuge cattolico si è unito con persona non battezzata”, perché l’Instrumentum laboris parla invece quasi sistematicamente di matrimoni misti in senso onnicomprensivo, senza operare distinzioni importanti, dovute all’unum baptisma (Ef 4,5) confessato nella chiesa? Le implicazioni teologiche, dottrinali e pastorali dei matrimoni tra battezzati sono completamente altre rispetto a quelle sollevate dalle unioni tra coniugi di diversa appartenenza religiosa e non possono essere accostate a queste ultime, nemmeno per analogia o similitudine.

Il linguaggio usato verso i matrimoni tra cristiani di diverse confessioni è quanto meno poco affettuoso: si parla “di matrimoni misti e di disparità di culto con tutte le difficoltà che essi comportano riguardo alla configurazione giuridica, al battesimo, all’educazione dei figli e al reciproco rispetto dal punto di vista della diversità della fede” (§ 28). Perché non avere una maggiore attenzione e uno sguardo più positivo sui matrimoni celebrati e vissuti da coniugi cristiani, pur appartenenti a confessioni diverse? Ben altro è il linguaggio usato in proposito da Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio: “I matrimoni fra cattolici ed altri battezzati presentano, pur nella loro particolare fisionomia, numerosi elementi che è bene valorizzare e sviluppare, sia per il loro intrinseco valore, sia per l'apporto che possono dare al movimento ecumenico. Ciò è particolarmente vero quando ambedue i coniugi sono fedeli ai loro impegni religiosi. Il comune battesimo e il dinamismo della grazia forniscono agli sposi, in questi matrimoni, la base e la motivazione per esprimere la loro unità nella sfera dei valori morali e spirituali” (FC 78). Anche l’espressione “chiesa domestica” ben si addice anche alle famiglie interconfessionali, come esplicita il Testo applicativo dell’Intesa tra la Chiesa cattolica e la Chiesa Valdese-Metodista in Italia del 2000: “In questo contesto di consonanze e differenze le coppie interconfessionali si sforzano comunque di vivere, con l’aiuto dello Spirito e il conforto della Parola, come ‘Chiesa domestica’ una e indivisibile”(§ 52).

Davvero il battesimo è “il caso serio”! Se il decreto conciliare Unitatis redintegratio in casi di grave necessità permette l’ospitalità eucaristica (cf. § 8), non si può, nel caso del matrimonio tra cristiani, considerare la possibilità di questa ospitalità, là dove c’è confessione di fede eucaristica? Se, come non si stanca di ricordare papa Francesco, c’è un “ecumenismo del sangue”, se c’è comunione nel sangue versato da cristiani di chiese diverse, non ci può essere comunione nell’amore vissuto da coniugi cristiani pur appartenenti a chiese per ora separate?

Infine, vorrei che i padri sinodali non dimenticassero che dalle loro decisioni pastorali scaturirà anche l’immagine del volto di Dio per l’umanità di oggi: il volto di un Dio della legge o il volto di un Dio della misericordia immanente alla giustizia e alla verità cristiana. La nostra preghiera ecclesiale si fa sempre più fervente in questi giorni, affinché lo Spirito che parla ai padri sinodali sia da essi ascoltato con obbedienza e amore.