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domenica 23 giugno 2013

Casati - 30 giugno 2013 XIII Tempo Ordinario



1 Re 19, 16.19-21
Gal 5, 1.13-18
Lc 9, 51-62

"Mentre stavano compiendosi i giorni in cui Gesù sarebbe stato strappato a questo mondo...". Così inizia oggi il brano del Vangelo di Luca.
E per i commentatori questo versetto fa da cerniera tra l'attività di Gesù in Galilea e il viaggio verso Gerusalemme, viaggio verso la croce e la risurrezione. Un viaggio in salita, in tutti i sensi! Ora Gesù lo sa: è come se in lui fosse maturata una consapevolezza più lucida, un senso più chiaro: sa a che cosa va incontro. E il Vangelo dice che Gesù indurì il volto, nel senso di "tenere duro", radunare tutte le forze, in quella direzione. E Gesù cammina. E i discepoli camminano: "Mentre andavano per la via" - è scritto -. Questa è la figura più appropriata della fede -ogni tanto ci si interroga su che cosa sia la fede-: è un cammino, è stare sulla strada, dietro a Gesù. Purtroppo è avvenuta una riduzione, un impoverimento della fede, cioè una fede ridotta, impoverita a dottrina. Lo avverti anche leggendo il brano conclusivo del Vangelo di Matteo, solitamente tradotto così: "Andate e ammaestrate tutte le genti". Dove "ammaestrare" è un fatto di dottrina. Ma il testo greco non dice: "ammaestrate", ma dice: "fate discepoli", che non è mettere in testa qualcosa a qualcuno, ma fare in modo che un uomo, una donna si mettano in cammino, dietro Gesù. Non per nulla i primi cristiani erano chiamati quelli della via, quelli della strada, la strada di Gesù. Ma perché si è passati da una strada a una dottrina, dalla cura di fare dei seguaci, gente che segue, alla cura di ammaestrare? Forse perché è più comodo, è più rassicurante, "ho delle risposte sicure e definitive". Più scomodo, meno rassicurante è per un cristiano, per ciascuno di noi, stare sempre in cammino: e il viaggio non è mai concluso, e cristiani non si è mai finito di diventarlo. E Gesù è sempre davanti, non nelle tue formule, non nei tuoi schemi mentali, è oltre. Sta sulla strada, sta in cammino. Questa è la fede. Sulle strade -dice il brano di Vangelo che oggi abbiamo letto- ci sono a volte le nostre intolleranze, le nostre intransigenze, si minaccia fuoco e fiamme, ci si sente autorizzati a invocare dall'alto un fuoco che consumi coloro che non accolgono Cristo. "Vuoi che diciamo che un fuoco discenda dal cielo e li consumi?". "Voltatosi li rimproverò!". Una intransigenza, una intolleranza dura a morire. Pensate che il brano precedente del Vangelo si era concluso con un rimprovero duro di Gesù ai discepoli, che, avendo visto un tale che cacciava i demoni nel nome di Gesù, gliel'aveva impedito, perché non era del seguito. "Non glielo impedite!": era stata la conclusione di Gesù. Sulla strada le intolleranze, i tentativi di mettere i paletti: "o dentro o fuori". È un metodo comodo, ma anche ingenuo, un tentativo di semplificare la realtà, la realtà complessa e contraddittoria della strada, la strada su cui camminiamo. Ma basta leggere il Vangelo per capire che Gesù non ha nulla da spartire con coloro che invocano il fuoco, un fuoco che consumi, lui che è venuto perché nessuno, proprio nessuno, vada perduto. È ben altro il fuoco che lui vuole si accenda. Luca pone sulla strada di Gesù tre personaggi sconosciuti, che, a ondate successive, si misurano sulla sequela di Gesù. "Ti seguirò dovunque tu vada": dice il primo. E Gesù fa capire che se si vuole seguirlo, occorre scordarsi la "tana": il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". E cioè l'avventura è continua sulla strada, la strada non è luogo di riposo, o forse sì anche di riposo, ma che non sia il riposo di quelli che si fermano, degli addormentati. "Io riposo ma il mio cuore vigila": dice il Cantico dei Cantici. E c'è sulla strada chi vuole andare a seppellire il padre. Il rimprovero di Gesù: -"Lascia che i morti seppelliscano i morti"- è un rimprovero che non va di certo a censurare gli affetti umani, ma quegli affetti che ti legano a memorie morte: le memorie devono essere vive, devono essere capaci di rigenerare esperienze nuove e vive, oggi. E infine l'invito, a chi mette mano all'aratro, di non volgersi indietro. Ci sono nostalgie che rallentano il passo, ci sono indugi che ti fanno perdere l'occasione propizia, ci sono situazioni difficili che ti possono far rimpiangere il passato. Tu non volgerti indietro, così come indietro non si è volto il Signore. Il Signore che fece forte il suo volto, dice la Bibbia.
Fonte:sullasoglia